Racconti di Viaggio
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Si tratta del dramma di una cantante abituata a calcare le scene dei teatri famosi del mondo, ma che ha un declino, sia fisico che professionale, per cui rimane sola ed abbandonata da tutti e non viene creduta, ma solo derisa, quando cerca di comunicare con un bel tipo che vede fare la fila alla posta per un telegramma.  Lei vuole far capire che nonostante le apparenze, rimane sempre una persona solare, artista, cantante e non una povera pazza illusa, come invece sembra.  

Rosmery,  ricordera’ terribilmente quel  giorno, in cui le fu diagnosticato e confermato un grave deficit visivo; come  temeva da tempo, era oramai ventesimista, di entrambi gli occhi. 
Tremo’, come nel momento in cui, da bambina vide ondeggiare i dindoli scintillanti di un lampadario in Svarosky, in auge negli anni 60. Sorrise, lei da bambina felice e giocosa, penso’ ad uno scherzo organizzatole dai fratelli o invece, per la prima volta in vita sua,  aveva il presagio di un pericolo.
Ed  era proprio cosi’ il sisma di Cancun, ebbe ripercussioni anche’ li’, nel suo paese, cosi’ distante dall’epicentro. Il centro   fu scosso da un terremoto, senza gravi danni apparenti, con qualche lesione tettonica, qua e la’, tra le strade del centro, dove lei organizzava i giochi di gruppo con i suoi coetanei.
Era una bimba allegra, aveva tutto o quasi, le mancava solo la serenita’ familiare con un papa’ bello, buono e coraggioso come un attore, il famoso Ken  Scott, premio Oscar ed una madre petulante. Un padre, di nome Gary,  con cui condivideva la briosita’ e la comicita’ nel vedere la vita, commentando racconti fantastici ed epici e commedie brillanti.
Uscirono, andarono in piazza. per valutare i postumi del sisma e li’ conobbe il ragazzo protagonista di un film di Sandokan, ospite da una zia,  madrina di Rosmery.
Il piccolo attore protagonista, di cui non ne ricorda piu’ neanche il vero nome,  era timido, quindi poteva farcela pure lei, a recitare.  Poi dopo qualche giorno il ragazzo  riparti’ per  l’ Oceania.
 Rosmary voleva superare quella barriera d’emotivita’, e la sua maestra, che l’ adorava,  le propose di recitare,  innanzi ad un pubblico, una  breve poesia sopra  un aeroplano.
 La madre fu incaricata dall’ insegnante, ad adoperarsi per fare preparare il costume di scena rosa. Così entrambe si recarono in una casa di una sarta e scelsero modello e misura, salutarono e mentre si avviavano verso l’ uscita di questa grande casa, si avvicino’  la figlia, malata psichiatrica, della sartina,  con un coltello da macellaio, la quale  tenta  di colpire madre e figlia che scapparono a gambe levate.
 Dopo qualche giorno la folle s’ impicco e Rosmery fece la sua prima recita plateale in Brasile.
 Da lì a poco, il padre di Rosmary muore, seppur ancor giovane.
Lei  cresce e si chiude caratterialmente, sempre di piu’ in se’ stessa, dopo che lo zio materno, per futili motivi, tenta di uccidere la madre,  davanti ai suoi occhi, innanzi allo sguardo indifferente e divertito dei vicini.
 A questo punto,  la madre decide di andare a vivere nel capoluogo per far proseguire agli studi tanto ambiti di ragioneria.
Rosmary frequenta regolarmente la scuola, dove lega in particolare con una compagna di classe chiamata Raffaella ,  questa e la sua famiglia per un breve periodo colmarono le sue carenze affettive. Durante le vacanze estive i suoi amici la invitarono a passare le vacanze estive con loro in Messico,ad Acapulco  metropoli balneare   ma stranamente Rosmary non accetto’ di andare, come era solita, invece fare, senza alcun perche’.
 E senza saperlo, questo fu la sua salvezza, in quanto la famiglia amica, fu quasi completamente sterminata, come seppe da un gazzettino radiofonico, per un incendio doloso ad un’ auto.
 Cosa rimaneva oramai a Rosmary? Il sogno di ritrovare i propri fratelli emigrati in Germania, immaginando una sorta di favola di Hensel e Gretel. Un giorno arriva una telefonata, il fratello maggiore sta’ male. Ma cosa ha? Chiese la madre disperata. E’ in pericolo di vita? Partirono immediatamente, senza avvisare nessuno, in tenuta estiva e li’ trovarono il freddo. Il fratello miracolosamente,  sopravvisse ad un’ appendicite fulminante con complicanze e ritornarono in Sicilia, scampando per un pelo, la bomba, atto di terrorismo terrificante.
Dopo qualche mese, va’ Rosmary al funerale del suo professore di chimica e si guarda allo specchio pallida e decide di mascherare ancora una volta il suo dolore, si dipinge il viso come una Cleopatra  e attrae l’ attenzione di una ragazza, Antonella, sosia di Donna Summer, e fa amicizia con lei,  che la  usa  come specchio per le allodole, per catturare lo sguardo dei ragazzi. Infatti,  da li’ a poco conobbero:  l’ egoista Rosario, col suo vestito di velluto, quasi naif, con una voce ammaliante e seducente, seppur non bellissimo e suo cugino Alfredo, decisamente piu’ chic. La sosia e il cugino, escono presto di scena, dalla vita di Rosmery, per banali gelosie.
Tra Rosmary e Rosario nasce una storia che durera’ a lungo, ma non un vero e proprio amore idilliaco, forse per inerzia o per abitudine stanno insieme. L’ amore ideale ha  un sentore diverso, certo quello non e’. Ma Rosmary non riesce a lasciare un uomo che la implora di non abbandonarlo. Ma e’ una crudelta’ anche questa, dopo anni ed anni Rosmary si svincola da questo uomo possessivo e mai fedele. La storia finisce nel peggiore dei modi, con tradimenti e buggerie.  Tutto cio’, altera  una personalita’  gia’fragile,  ma, per fortuna, il tempo rimargina le ferite, e Rosmary trova in se’ stessa la forza di riemergere, utilizzando la propria forza creativa, si rimette al passo coi tempi e cerca di recuperare il tempo  perduto. Diventa cosi’ una tour operator e tra una ricerca informatica ed un’ altra si mette ad utilizzare messanger. Trovando svariate tipologie di maschi, ma con un unico fine, ma lei disgustata decide di proseguire, senza indugio la propria strada da sola.
La cantante da piccola era muta o quasi; parlavano tutti attorno a lei, parlavano e sparlavano, in quel paesino sperduto nella Sicilia.
Appena apriva bocca, le dicevano che doveva starsene zitta e che le femminucce non parlano troppo.
Appena parlava, anzi appena fiatava, la schiaffeggiavano.  Fu così che lei pensò di rifugiarsi in un mondo virtuale, leggeva e leggeva, fino a stancarsi: Pinocchio, Cenerentola e mille altre fiabe.
Quando era sola, finiti i compiti cantava le canzoncine  dello Zecchino d’ oro e cantava una strofa di: c’era una casa tanto carina, senza soffitto e senza cucina ….., perché somigliava alla sua di casetta e poi le piaceva tanto l’ ultima strofa: …. In via dei matti numero zero.
Si, perché in quella casa erano tutti matti, si proprio fuori di testa.
E lei, vi chiederete, com’ era? Lei non lo era. Però siccome da grande voleva fare la cantante, pur essendo stonata, e prendeva sempre stecche appena apriva bocca, la gente la prendeva in giro e si burlava di lei.
La cantante crebbe in fretta e come tutte le adolescenti sognava il suo principe azzurro: bello, no anzi bellissimo, buono e generoso e soprattutto fedele.
Poi un bel giorno incontrò un uomo e pensò: ”Eccolo, sarà lui l’ uomo della mia vita”.
 Ma il tempo non le diede ragione, quell’ uomo era un’ orco brutto e cattivo; la faceva piangere sempre e non l’ accontentava mai.
Le  diceva che era stanco di lei delle sue fantasie e che cercava una principessa col castello e che avrebbe potuta averla se solo avesse voluto e non avrebbe sposato una donna di casa e senza una casa e soprattutto una cosa di carne.
Lei si sentì trafiggere il cuore e finalmente capì  di essere stata tradita da una che fingeva di essere una sua amica.
Poi lei fuggì prima a Berlino, dove imparò a cantarle le storie, poi a Milano, in via Magenta, 8, dove sognava di cantare alla Scala la Vie en rose della Piaf.
Un giorno per caso, fece un provino ed entrò a cantare in un teatro vero e sebbene stonasse, tutti si accorsero di lei, che sebbene come cantante non valeva nulla, riusciva ugualmente a trasmettere tante emozioni.
E a teatro recito un monologo:
Signore? Signore? Perché mi sta guardando così? Anche lei sta aspettando qualcuno? Signore non mi guardi così se no mi fa arrossire! Sa chi sono? Sono una donna sola. Faccio la cantante. Ma da piccola non ero così come sono ora. Non parlavo proprio. Tutti mi dicevano: ”Zitta! Devi stare zitta! Perché le femminucce non parlano. Già da piccola cantavo: “C‘era una casa tanto carina, senza soffitto e senza cucina, non si poteva entrarci dentro perché non c’ era il pavimento,  non si poteva far la pipì, perché non c’ era vasino lì, non si poteva entrare dentro perché non c'era il pavimento ma era bella,bella davvero,in Via dei Matti numero zero”. Piace anche a voi questa canzoncina? A me tanto! Perché questa canzoncina descrive la mia casa e poi … la mia famiglia che sono proprio tutti fuori di testa. Ma parliamo anche un po' di me. Io sono una cantante, già da piccola volevo fare la cantante ma ogni volta che aprivo la bocca tutti ridevano di me. Come adesso. Tutti ridono di me. Ma io un giorno sarò una stella, una star. Anche io come tutte le ragazze sogno il principe azzurro; e so che da qualche parte c'è. Potrebbe anche essere lei, visto che mi continua a guardare con tanta malizia. Se vuole potremo andare a vivere insieme. Faremo finta di amarci e così impareremo ad amarci. E non sarei più sola. Forse.

Seconda attrice:
Che storia, che storia e’ questa? Ma dite sul serio? Ci siete o ci fate? Ma ammesso e non concesso che sia vero, ha ragione signorina. Se le cose stanno veramente così, lei non e’ sola; molti la pensano così.
Dunque, mi pare di capire che lei e’ stata spudoratamente ingannata da quella canaglia, da quel farabutto, da quel cagliostro.
 Anzi aggiungo, da quel falsario,  frequentatore di bische clandestine, nonché ladro e assassino. Certo penserete che lo conosco il vostro uomo, che sia un mio amico.
 No, ma non e’ così, non sono come quella sua amica che vi viene a trovare a casa sua, in via Magenta, 8, quella pseudo amica.
 Ne’ gli ho prestato i miei servizi, come quella sua lodevole amica. Lodevole!
Si fa, per dire. Anzi  cara signorina a suo dire, ci sarebbe da rimproverarla. Si, proprio così, per la sua insensata generosità, il che a mio avvisi, e non solo, lei è insensata, impazzita oltre che disonorata. Ma non si rende conto, quant’ è stata scema a entrare nella tela tessuta da quell’ essere spregevole per tenderle una trappola e cadervi dentro tutta quanta sana sana?Ti sei fatta infinocchiare da un tiranno, avrebbe potuto vendicarsi diversamente, ma ha preferito farlo nella maniera più lenta ed atroce, ti dava la posta, ti dava la caccia e ti faceva controllare ogni passo per poi svergognarti pubblicamente!!!!! Ma non capivi che teneva spie dappertutto poiché è un usuraio?
E adesso che dovresti parlare, difenderti, capire e magari fuggire via da qui e invece che fai? Che fai? Te stai zitta? Sei pazza, stolta, una semplice matta.
Maria: Lasciatemi stare, oramai mi ha rovinato. Quando sono diventata grande, lo sai, l’ho fatto e sono andata a vivere da sola la mia vita, lasciando la casa che mi aveva vista nascere spinta dal richiamo del mare della vita. Poi, lo sai, mi ero illusa di avere trovato l’amore ed in quel momento la mia casa mi è sembrata la nostra casa.
Questa è la gioia che avevo provata, ma poi quello che avevo pensato fosse l’amore, si è sciolto come neve al sole lasciandomi sola in quella casa che non era più la mia casa. Il pensiero subito ha rievocato nella mia mente il gabbiano ed ho pensato che anche esso nel suo volo si allontana dal suo nido e che certe volte si spinge per l’anelito di libertà oltre le sue forze raggiungendo un punto di non ritorno.

Lazzara Maria

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