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Zaino in spalla, si parte! La nostra guida è Chin, ci porterà a scoprire la Cina, con lui visiteremo Pechino. Camminando per Pechino si respira la maestosità di un impero grandioso, di un passato che si arrampica su alti grattacieli e costruzioni futuristiche. Non è facile muoversi in questo labirintico tracciato geometrico, Chin ci spiega che la struttura urbanistica della città è rigorosa, un quadrato dentro un altro quadrato, linee rette che si intersecano a distanze regolari. Lungo queste strade vibra la vita orientale: le strade pullulano di persone a piedi o su risciò, di chioschi con manicaretti particolari e dell’asprigno odore del cibo. Ma il più grande esempio dell’architettura cinese è sicuramente la Città Proibita, un complesso di corti, giardini, palazzi imperiali, con facciate lucenti e dorate, una vertigine di colori in una perfetta armonia di stile. Ci vogliono ore per vedere tutti i padiglioni, con le loro facciate rosse e i tetti a pagoda, per ammirare la perfezione della linea architettonica che contrasta con gli elementi decorativi, con i dragoni e i mille colori; un miscuglio perfetto di architettura e natura, di composizione e paesaggio. Da qui, si accede alla piazza T’ien An Men, la piazza più grande del mondo, dove sorge il mausoleo di Mao. Gli odori pungenti inondano la via e lo sguardo si rivolge a questa città, dove all’orizzonte sorgono i grandi edifici e grattacieli, e dove la magnificenza del passato affonda le sue radici con fermezza. Pechino è la capitale di questo meraviglioso mondo orientale, ma la Cina non è solo questo, è un caleidoscopio di culture e panorami, di usi e abitudini antichissime. Da una parte l’Occidente entra con forza, portando tecnologia e novità, dall’altra c’è un mondo ancora incontaminato, dove le donne si fasciano i piedi, bevono il tè e mangiano riso, cuciono sete nei vecchi telai e dottori creano i loro medicinali con le erbe. E con l’odore di menta e bambù ci allontaniamo da un mondo così straordinario.

Perché andare in Tasmania? Perché è un paradiso sconosciuto, incontaminato, dove la natura vince sull’uomo. È come arrivare ai confini del mondo, in un’altalena di piante tropicali, foreste, cascate, canguri e i famosi diavoletti. Il nostro itinerario on the road ci permette di attraversare la Tasmania, partendo dalla costa orientale, fino ad internarci verso la parte più montana. Arriviamo sulla costa orientale. Il mare è blu intenso, pieno di pellicani che si buttano a capofitto sulla cresta dell’acqua per catturare i pesci più intraprendenti che nuotano in superficie. La spiaggia è bianca, le acque cristalline e il sole accarezza dolcemente le onde che si infrangono sulla riva. La brezza è leggera e si respira un profondo odore marino che lascia sulla pelle il sapore di salsedine. Quando il sole tramonta, il cielo si illumina di caldi colori, le strade si riempiono di risate e l’atmosfera si profuma di limoncini selvatici e dell’aspro odore del vino. L’indomani, allacciati gli scarponcini da trekking, iniziamo la scalata della parte più rocciosa dell’isola alla scoperta della natura selvaggia, Cradle Mountain. Ci troviamo immersi in un paesaggio naturale, in un’oasi di pace, costeggiata da alte montagne, che si ergono fiere e dominano il panorama con la loro maestosità. Avventurarsi nei ripidi sentieri è difficile, ma la fatica viene ripagata dalla vista spettacolare che si ottiene alla fine della scalata. Sotto i piedi si muove il morbido terriccio profumato di muschio e le cascate si riversano in specchi d’acqua trasparenti. Sembra di essere in una cartolina, dove il silenzio risuona assordante e dove la vista si inonda di un tripudio di colori. Alzando gli occhi al cielo, verso l’immensa trapunta di stelle, ecco la “Croce del Sud”, la costellazione più brillante visibile solo in questo emisfero, che infiamma il velluto della notte. In un sospiro sono racchiuse mille parole, così in questo mondo si abbraccia una natura infinita in un silenzio di pace.

Siamo in Perù, precisamente a Machu Picchu, una città perduta nelle nebbie delle Ande, il punto di partenza per riscoprire la grandiosità dell’impero Inca e per visitare il magico fascino dell’America Latina. È l’alba e il sole inizia a illuminare a poco a poco queste mura dimenticate, mostrando lentamente la loro maestosità. I grandi templi brillano, la vista è mozzafiato. Bisogna saper ascoltare il silenzio che risuona da qui, da questa città sospesa tra le nuvole, al di fuori del mondo. L’aurea mistica e esoterica che circonda la città rende la visita più avventurosa, camminiamo lungo le tracce dei sovrani Inca, oltre i sentieri che prima erano percorsi dai grandi imperatori. Scorgiamo questa architettura imprevedibile; fatta di templi, abitazioni e mura altissime. Si respira una aria di magia, una sensazione che accarezza la pelle e che pervade tutto il corpo, come una scarica di adrenalina. È bello ascoltare le leggende che avvolgono di enigmi questo impero, ad esempio, come avranno fatto, senza l’uso della ruota a sollevare massi di dieci tonnellate? Sarà stato la particolare formula che ammorbidiva le pietre o la magica pianta rossa? A prescindere da questi arcani che rimarranno per sempre irrisolti, la bellezza delle pietre di Macchu Pichu che sussurrano parole di un passato lontano nascondono in sé il tesoro di una civiltà scomparsa. L’America latina è un tripudio di colori, si passa dal rosso delle stoffe e dalle vesti variopinte che indossano le giovani peruviane, al giallo delle misteriose linee di Nazca. Un deserto che parla attraverso enormi disegni e misteriose linee sul terreno che raffigurano animali e altre immagini indefinite, con una perfezione stupefacente. Si assapora il bianco e afrodisiaco leche de trigre, un cocktail di pesce crudo marinato, prezzemolo e lime. Il blu è il colore predominate al lago Titicaca, e il nero brilla sulle ali dei condor. Un puzzle di colori, un mosaico di culture, il profumo del giglio peruviano: questo è il Perù.

Laura Mainardi

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