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Volevo fare il giro del mondo. L'avevo detto e l'avevo fatto. Anche contro la volontà di chi mi voleva bene ma non mi lasciava andare. Scelsi le tre mete principali toccando una cartina a occhi chiusi. Il “caso” aveva scelto per me. Ecco la voce elettronica chiamare i passeggeri del volo per Tokyo mi affrettai ad imbarcarmi. Era la prima  volta che prendevo un aereo. Accanto a me c’era una ragazza dai tratti orientali era originaria del Giappone, iniziò subito a chiedermi con i suoi occhi curiosi di dove fossi e cosa facessi a Tokyo. Risposi che questa era solo la prima tratta di un viaggio che mi avrebbe portata alla scoperta di me stessa. Voleva sapere di più sulla mia vita. Tra le altre cose le raccontai di aver fatto qualche stage di danza orientale. Lei mi guardò sorridente e disse di chiamarsi June era in viaggio con il suo gruppo di danza orientale appunto, aveva studiato in molte parti del mondo ed era appena stata ad un festival in Italia. Andavano a Tokyo per esibirsi per un importante sceicco. Io e June diventammo amiche, ero partita per stare sola ma non mi spiaceva la sua compagnia, decidemmo di alloggiare insieme con il suo gruppo. Nei giorni seguenti visitammo la città, ovvero i locali più in, June era una ragazza molto esuberante e allegra. Un giorno andammo su mio suggerimento al Kaminarimon Gate e al Sensoji Temple volevo respirare un po di spiritualità buddista eppure ci perdemmo nella Nakamise Dori una via piena di negozietti con vari ricordini sul tempio e il Giappone. A Tokyo mi innamorai dei bellissimi ciliegi ormai fioriti mi sentivo rapita guardando i rami decorati da fiocchi rosa, un po meno felice ero guardando gli alti grattacieli certo stupefacenti ma anche tanto grigi. Passai alcuni pomeriggi alle prove delle ragazze. La sera dell’esibizione June mi chiese di assistere e io accettai con piacere. Andammo in un ristorante bellissimo era tutto a tema orientale drappi di stoffa rossa cadevano dal soffitto fino a terra.
Al tavolo centrale era seduto lo sceicco che parlava di affari con un imprenditore giapponese. Mezzora prima dell'esibizione June, mi disse che una ballerina si era sentita male e mi chiese di sostituirla io rimasi scioccata non ero minimamente vicina al livello della loro tecnica e si avevo provato qualche passo della coreografia ma per gioco. Lei insistette ma se fossero state undici invece di dodici quale sarebbe stato il problema? Non avevo tempo per discutere, in fondo chi mi conosceva lì in Giappone? Indossai il vestito della ragazza che era rimasta in alloggio, era bellissimo turchese e sulla mia pelle abbronzata cadeva così bene mi sentivo una principessa orientale. Mentre la mia mente divagava fui richiamata alla realtà dalla musica dai tratti tipicamente orientali che stava incominciando. Entrai in scena e nella formazione mi misi dietro come d'accordo con le ballerine. Cercavo di lasciarmi andare alla musica che richiamava antiche discendenze tribali. Ero in estremo oriente e danzavo tra uno sceicco, la mia cara amica dagli occhi curiosi, monti maestosi come il Fuji e petali rosa. Si divagavo di nuovo. Mi accorsi appena in tempo che le altre ragazze ormai danzavano sinuose tra i tavoli e io ero ancora sul palco, mi sentivo davvero goffa. June mi sorrise ammiccando, notai che tutte danzavano come vere odalische, era in atto una improvvisazione e pensai “di male in peggio!”. Non so come mi ritrovai vicino al tavolo centrale e lo sceicco mi fissava con i suoi occhi profondi e scuri come la terra più nera, era giovane e anche bello, non parlava più con l'imprenditore serio e statico al suo fianco, non potevo far fare una brutta figura al gruppo e mi chiesi se fossi stata una ballerina cosa avrei fatto? E decisi ancora di lasciami andare ai passi che ricordavo con i ritmi che ormai risuonavano invadenti nel mio animo. Poi la musica finì e si congedò dal signore al suo fianco, mentre io mantenni la posa finale per qualche secondo. Camminava verso di me e cercai di dimostrare disinvoltura. Esordì chiedendomi chi fossi, e cosa ci facessi lì, conosceva June, le sue compagne e io non ero una danzatrice. Gli dissi di chiamarmi Mary e con eleganza mi invitò all'esterno del ristorante: c'era uno splendido giardino posizionato in modo da essere protetto dalle luci delle città, era sera e il brillio della luna e delle stelle scintillava su un piccolo stagno. Gli raccontai i motivi del mio viaggio, cercavo me stessa, cercavo la pace. Io chi ero? Gli dissi che solo nella natura trovavo riposo e forse Tokyo era troppo industrializzata per me. Cercavo un mondo diverso dove gli uomini fossero gentili e l'aria profumata di verde, un posto dove la semplicità e l'onestà potessero guidare lo spirito che ci è stato donato. Stiamo distruggendo la terra e quindi anche noi stessi. Mi ascoltava senza interrompermi, non sapevo nemmeno il suo nome, eravamo di due culture diverse eppure era aperto al mio cuore. Parlammo per ore e ore quella notte della natura e dell'ambiente. Alla fine mi disse di essere incantato dal mio viso e da ciò che dicevo, mi chiese di sposarlo, era in cerca di moglie. Rimasi sorpresa, certo era ricco e molto affascinante ma non ero sicura di volerlo. Anche se sarebbe stata una grande storia da raccontare. Gli sorrisi dolcemente ero lusingata ma dissi no. Lui altrettanto gentilmente mi chiese di restare in contatto lasciandomi un biglietto da visita, avrebbe cambiato la destinazione di alcuni investimenti, quella sera il nostro incontro aveva cambiato qualcosa in entrambi e non era il mio stato di single. Pochi giorni dopo salutai June con un po di nostalgia ma con la promessa di rivederci un giorno. Il mio viaggio continuava! Avrei voluto visitare tutta l'Australia ma i soldi erano limitati e il “caso” aveva scelto Melbourne! In particolare alloggiai a St Kilda. C'era una spiaggia bellissima, stesa al sole il suono delle onde mi cullava, mi sentivo felice, ero sola ma stavo davvero bene. Non volevo più tornare. I pomeriggi li passavo nel Giardino Botanico sulla panchina a leggere un libro o ad osservare la bellissima flora. C'erano anche degli scacchi giganti assistetti ad una partita e un signore anziano mi invitò a farne una assieme. Fu molto divertente! Una mattina prima di scendere in spiaggia non andai a fare colazione al solito bar. Mi sedetti sola ad un tavolo le sedie erano blu e le tovaglie bianche, da lì vedevo la grande distesa di acqua cristallina luccicare. Una ragazza bionda, con il nome Anne sulla divisa, prese la mia ordinazione. Dopo poco un ragazzo si avvicinò e mi disse ridendo che quello era il suo tavolo. La cameriera seria ma gentile mi portò la colazione e disse a Josh, così lo chiamò, di smetterla di fare il burlone. Erano fratelli. Io non avevo problemi, lo invitai a sedersi con me, risposi che oggi si sarebbe dovuto accontentare solo di metà tavolo, ridevo anche io. A breve avrebbe iniziato il suo turno, il loro padre era proprietario di questo bar, il Blue Bar. Voleva invitarmi ad uscire, gli dissi che ogni pomeriggio andavo al Giardino Botanico e giocavo con un signore a scacchi giganti, come in Harry Potter, aggiunsi. Venne con me, fu il pomeriggio più bello di tutto il mio viaggio. Verde, giochi e risate. Josh aveva i capelli biondi sul rossiccio, gli occhi di un azzurro intenso e una risata contagiosa! Mi disse di aver studiato al college qualcosa di simile a biologia ma conclusi gli studi decise momentaneamente di rimanere a dare una mano a suo padre. Potevo parlare di tutto con lui. Una sera a cena mi chiese perché rimanessi tanto tempo in uno stesso posto, non che gli spiacesse. Gli dissi che amo la calma nel viaggio, quando sono in un luogo voglio conoscere le persone che ci vivono, la cultura, la natura. Forse tendevo a fare radici dove mi portava il cuore. Josh quella sera mi portò in un posto speciale all'imbrunire eravamo sulla spiaggia passeggiando mano nella mano, era la spiaggia della mattina eppure era diversa ancora più magica. All'improvviso vidi dei pinguini, si dei pinguini piccoli e blu, per quel che riuscivo a vedere! Ci avvicinammo discreti e meravigliata sorrisi, era incredibile non me lo aspettavo! Fu la sorpresa migliore che mi potesse fare! Mi sentivo così viva con Josh a St Kilda ma a giorni sarei dovuta partire per la mia ultima meta a Buenos Aires in Argentina. No io non volevo partire volevo restare lì. Lui mi disse che avrei dovuto terminare il viaggio, forse c'era altro per me da scoprire e imparare. Mi avrebbe raggiunta a Roma al mio ritorno. Giunta in Argentina ero triste, il mio bagaglio era stato perso, in aeroporto mi comunicarono che una volta trovato lo avrebbero spedito in Italia. Avevo solo il bagaglio a mano. Avrei voluto vedere molto come il Teatro Colon, ma prima volevo salutare un sacerdote amico di famiglia, si trovava in una chiesa cattolica in un quartiere povero di Buenos Aires, chiesi al tassista di portarmi lì e poi avrei cercato un posto dove dormire, non era molto convinto mi chiese se fossi sicura che il luogo fosse quello. Scesi lo stesso dall'auto. Cercavo la chiesa con lo sguardo non la notai subito, forse avrei dovuto chiedere al tassista di attendere un attimo. Invece rimasi sola, camminai per strada non era esattamente come le foto che avevo visto della città, un ragazzino mi urtò correndo e prese la mia borsa, caddi a terra perdendo l'equilibrio urlai di lasciarmi almeno i documenti ma scomparve in qualche vicolo. Mi chiesi se fosse possibile che la fortuna che sembrava seguirmi come la mia ombra adesso mi avesse lasciata? Alzai lo sguardo ero a terra ma davanti la chiesa. Entrai cercando don Leonardo, era lì, parlava con una signora con la sua voce gentile e rassicurante. Poi si accorse della mia presenza e mi salutò come un padre e una madre insieme. Gli raccontai dell'accaduto non avevo documenti, non avevo soldi, non avevo il biglietto per tornare, non avevo il cellulare e non sapevo il numero di Josh a memoria. Gli chiesi di ospitarmi in cambio di aiuto in chiesa finché non avessi riavuto i documenti. Mi accolse senza indugio. Mancavano pochi giorni alla visita di un benefattore ai poveri, era un uomo d'affari che aveva dato molto in beneficenza e il sacerdote voleva mettere su un coro con i ragazzi di cui si prendeva cura sia per ringraziarlo e sia per tenerli impegnati lontano dalla strada. Lui sapeva che studiavo canto e avrei potuto aiutarlo in questa esperienza. C'era un ragazzo in particolare si chiamava Diego poteva avere 15 anni era vivace ma ascoltava le mie indicazioni diventammo amici e nei giorni seguenti provammo vari brani, era un bel coro semplice e gioioso anche nella povertà. Arrivò il Signor Matsutani, scoprì che era l'imprenditore che era al ristorante quella sera con lo sceicco! Non sembrava un tipo da beneficenza. Mi riconobbe sorridendomi e dopo il nostro piccolo concerto mi raccontò che il giorno dopo il mio incontro lo sceicco aveva suggerito un altro modo di utilizzare parte dei loro soldi, per il mondo e per chi ci vive. Ancora una volta il viaggio si era rivelato un evento incredibile! Parlai della mia storia con lui, e dei problemi che stavo avendo in ambasciata per riavere i documenti. La Domenica a messa don Leonardo chiese nuovamente se qualcuno sapesse qualcosa del ladro che mi aveva derubata. Io volevo solo i miei documenti. Ero seduta accanto al Signor Matsutani quando Diego si alzò piangendo, confessò di essere stato lui, sapeva che non era la via gusta, aveva venduto il mio telefono e i pochi vestiti che avevo nella borsa e il volo del ritorno ormai era partito ma aveva ancora i miei documenti e la sim del cellulare. Non volli indietro i soldi rimasti decisi di donarglieli, noi eravamo amici e forse Josh mi avrebbe potuta raggiungere lì. Diego mi chiese di perdonarlo ma io lo avevo già fatto. Avevo vissuto un viaggio diverso da come lo avevo immaginato ma con tanta unione in più. Il Signor Matsutani aveva prenotato un volo per Roma, era la nostra prossima tappa asserì. Nostra? Gli feci eco. Voleva donarmi il volo. Pensavo di rimanere a Buenos Aires ma forse, gli dissi, era meglio la sua idea! Avrei potuto visitarla con calma e in un altro momento. Chiamai Josh spiegando tutto, mi disse di essere venuto comunque in Italia sperando di trovarmi. Era ancora lì, per amore. Io stavo tornando nel mio paese ma sapevo che dopo poco sarei partita di nuovo e questa volta in compagnia. E' proprio vera la frase “chi torna da un viaggio, non è mai la stessa persona che è partita”. Viaggiando si impara e si insegna, c'è uno scambio di amore e amicizia. Nel viaggiare ho capito che siamo tutti fratelli e dare è felicità, dare è già ricevere. Tutti sorridiamo nella pace e nella gioia anche con lingue e colori, culture diverse. La curiosità ci spinge fuori dal nostro piccolo mondo e ci porta a conoscere tutto il creato. Sono partita per trovare me stessa e ho trovato molto di più!

Maria Grazia Cece
 

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