La rete delle fate
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Molto tempo fa, quando le genti dell’isola catturavano il pesce usando ancora l’amo legato al filo, Kaucura decise di risalire la costa per andare a trovare alcuni suoi parenti che abitavano a nord.

Arrivò così ad una spiaggia su cui vide ammassate migliaia di lische di pesce e, poco lontano, alcune impronte umane.

‘Le impronte sono poche! – rifletté Kaucura – Questo significa che un numero ridotto di persone ha pescato un grandissimo numero di pesci! Come avranno fatto? È impossibile usando l’amo e il filo!’.

Kaucura notò poi che stranamente non c’erano i segni delle canoe, e cominciò a pensare: ‘Questi pescatori non sono persone comuni’.

Decise così di nascondersi e di aspettare la notte per capire di chi si trattava e quale fosse il loro segreto.

 

Scese il sole e si fece buio, ma per molto tempo non accadde nulla.

Finché udì delle voci dal mare che cantavano: “Cala la rete! Tira la rete! Cala la rete! Tira la rete!”.

Kaucura non capiva il significato di quelle parole, ma intravide al largo delle fate che dalle loro canoe gettavano in mare qualcosa che non riusciva a distinguere bene, ma che era legato a delle funi.

Kaucura rimase nascosto, con il cuore colmo di meraviglia.

Le fate arrivarono con le loro canoe fino alla spiaggia trascinando le funi, e lì scesero per tirare le reti a riva.

E continuavano a cantare insieme: “Cala la rete! Tira la rete! Cala la rete! Tira la rete!”.

 

Quando Kaucura le vide affaticarsi nello sforzo di tirare le reti sulla spiaggia, decise di mescolarsi a loro per aiutarle.

Ed essendo Kaucura un uomo dalla pelle chiara come le fate, nessuna di loro lo notò.

Tirarono la rete a riva, ed era colma di migliaia di pesci.

‘Ecco come fanno poche persone a pescare così tanti pesci!’ pensò Kaucura al culmine della meraviglia.

“Dobbiamo sbrigarci a dividerci il pesce prima che spunti il sole!” dicevano intanto le fate.

Kaucura sapeva bene che le fate non potevano sopravvivere a lungo sotto i raggi del sole.

 

Avevano già diviso insieme tutto il pesce quando arrivarono le prime luci dell’alba.

“Ci siamo – disse una fata scrutando l’orizzonte – è meglio andare!”.

Ma alla luce del sole le fate si accorsero che Kaucura era un uomo e non una di loro.

Cominciarono tutte a tremare e a gridare di terrore.

“Aspettate! – diceva Kaucura – Non voglio farvi alcun male!”.

Ma le fate impaurite scapparono in fretta, senza preoccuparsi dei pesci e della rete che abbandonarono sulla spiaggia.

Solo in quel momento Kaucura notò che le loro canoe non erano altro che dei semplici bastoncini di lino.

Kaucura vide le fate sparire in grande fretta, e alla fine di tutto quel trambusto rimase solo sulla spiaggia.

 

Quando si fu ripreso dallo stupore, Kaucura prese con sé la rete che le fate avevano abbandonato e corse dalla sua gente gridando: “Guardate cosa ho scoperto!”.

Kaucura usò quella rete come modello, e fu così che tutti i pescatori della costa appresero l’arte di fare le reti.

Da quel giorno, grazie alle reti, ogni pescatore riuscì a prendere molti pesci tutti in una volta e non soltanto uno, come era avvenuto fino ad allora utilizzando semplicemente un amo legato a un filo.

 

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