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Non avrei mai immaginato che un trasloco potesse rivelarsi tanto lungo. No, credevo che tutto si limitasse a riporre il più velocemente possibile le proprie cose in qualche scatolone. D’altronde, di per sé non mi dispiace lasciare la casa nella quale ho abitato negli ultimi anni e non ho motivi particolari per voltarmi indietro e ripensare con nostalgia ai momenti trascorsi tra quelle quattro mura. Eppure, nonostante ciò, mi accorgo che sto ugualmente procedendo con grande lentezza. Mi sta capitando, infatti, qualcosa che non avevo preso in considerazione: qualsiasi oggetto mi capiti di prendere tra le mani mi riporta alla mente qualche ricordo. E, anziché far finta di niente, lascio libero spazio ai miei pensieri. Se dovessi definirmi con una parola sola, forse utilizzerei ‘collezionista’. Fin da piccola, infatti, ho sempre amato raccogliere, accumulare, catalogare e, come tanti coetanei, mi sono dedicata con entusiasmo alla filatelia ed alla numismatica.
D’un tratto, mi ritrovo seduta su uno sgabello a sfogliare vecchi raccoglitori pieni di francobolli, monete e banconote. Non li aprivo più da chissà quanti anni, eppure già alla prima pagina mi pare di conoscerli a memoria: ad ogni album corrisponde un continente e ad ogni pagina uno Stato. Mi soffermo a guardare i francobolli dell’Oceania e mi viene immediatamente spontaneo pensare a quant’è cambiato il mondo da qualche decennio a questa parte. L’unico bollo presente nella pagina dedicata a Vanuatu riporta la dicitura ‘Condominium des Nouvelles – Hebrides’, risalente all’epoca in cui l’arcipelago era amministrato congiuntamente da Francia e Regno Unito. Quanto ho sognato, da bambina, sui miei francobolli: passavo ore a guardare le immagini in essi  riprodotte e sognavo di visitare quei luoghi lontani, di cui non sapevo nulla ma che nonostante ciò davano libero sfogo alla mia fantasia.
Eccomi ora intenta ad osservare le monete dell’Asia. I primi tre fogli sono riservati ad Afghanistan, Arabia Saudita, Bahrain, ma oggi tra il secondo ed il terzo dovrei inserire, scrivendone minuziosamente i nomi a matita, Armenia ed Azerbaigian. Non posso dimenticare di avere quasi consumato quelle monete, a forza di sfregarle tra le dita immaginando di spenderle in quei Paesi.
Non tralascio di riservare un po’ di tempo anche alle banconote. Nel raccoglitore del Sud America ce ne sono tantissime del Brasile. Avevo un prozio missionario in quelle terre, che spesso mi inviava via posta qualche cruzeiro. Oggi mi manderebbe qualche real, ma io continuo a preferire la vecchia valuta, che mi fa sentire più giovane.
Do un’occhiata all’orologio e mi accorgo di aver trascorso un paio d’ore tra i ricordi della mia adolescenza. Mi affretto quindi a riporre tutti gli album in uno scatolone, asciugandomi una lacrima che non riesco fermare. E’ una lacrima di felicità, perché per mia fortuna sono poi riuscita a realizzare molti dei sogni che avevo da bambina. Da collezionista di francobolli, monete e banconote mi sono trasformata in una sorta di collezionista di viaggi, con tutto ciò che è loro connesso, colori, suoni, facce, panorami, mezzi di trasporto, aeroporti. Ovunque, in casa, c’è qualcosa che mi rammenta tutto ciò.
Non posso limitarmi a considerarli semplici souvenir, per me sono qualcosa di più. Sono parte della mia vita. Ora, però, è il momento di metterli in qualche contenitore, altrimenti non potranno mai trovare sistemazione nella casa nuova. Cerco di costringermi ad essere veloce, ma nemmeno questa volta riesco a tenere fede ai miei propositi: ad ogni oggetto corrisponde un ricordo, ad ogni ricordo una sensazione, ad ogni sensazione un viaggio mentale che mi riporta al giorno in cui sono venuta in possesso di ciascun avere.
Comincio da un cappello di foglie di banano intrecciate. E’ di color giallastro, ma quando l’ho comprato era di un verde acceso, evidentemente perché fatto con foglie tagliate da poco. L’ho comprato in Guayana Francese da un giovane che indossava un costume da bagno ed una giacchetta rossi con bordi bianchi, una sorta di Babbo Natale equatoriale. Vicino a me c’era un chiosco che trasmetteva canzoni  natalizie, ed a me faceva sorridere essere lì, in bikini, mentre tutti i miei parenti ed amici pativano il freddo in Italia.
Passo ad una piccola sfera di vetro con la neve raffigurante la città di New York. Devo dire che questo genere di souvenir non mi sono mai piaciuti; per di più io, a New York, non ci sono mai stata. E’ però un regalo cui sono particolarmente legata. Mi trovavo in Paraguay e, dopo aver acquistato un po’ di frutta e verdura in un piccolissimo negozio gestito da una signora, splendida nel suo abito tipico consumato dal tempo, decisi di regalare una mia t-shirt con una scritta in italiano a sua figlia di circa dieci anni. Tutta contenta, la bimba mi chiese di aspettarla per un paio di minuti, salì le scale che conducevano al piano superiore dove, presumibilmente, c’era la sua abitazione e ritornò con in mano la boccia che volle donarmi. Certo, non c’entrava nulla con il Paraguay, ma come potevo deludere tanta cortesia?
Questo, invece, è un ricordo di Lhasa. E’ una campana  tibetana anche se, a prima vista, potrebbe sembrare un piccolo mortaio per fare il pesto. Invece si tratta di uno strumento musicale estremamente diffuso sul tetto del mondo. Le sensazioni datemi dal Tibet sono indescrivibili: in nessun altro posto al mondo mi sono sentita così a mio agio come lì, nonostante la grande distanza che mi separava dalla mia città.
Sistemo la campana e prendo tra le mani una riproduzione della Torre Eiffel. Era caduta dietro ad un mobile e, ad essere onesta, non me la ricordavo proprio. Guardando attentamente, mi accorgo che alla base c’è una scritta in giapponese e, d’un tratto, mi viene in mente che non c’entra nulla con la Francia. Altro non è, infatti, che un modellino della Tokyo Tower, torre televisiva situata nella capitale nipponica, molto simile al simbolo di Parigi. Del Paese del Sol Levante mi è sempre rimasto impresso il fatto che potevo camminare da sola a qualsiasi ora del giorno o della notte, sentendomi sempre estremamente sicura.
E’ ora la volta di una conchiglia, forse un esemplare di strombus luhanus, anche se non ne sono completamente certa. E’ rotta, ma le sono ugualmente molto affezionata perché l’ho trovata su una spiaggia di Tonga. L’appoggio all’orecchio e sento il rumore del mare: è un gesto che facevo fin da piccola, quando andavo al mare a Caorle con i miei genitori. Tuttavia, il suono dell’Oceano Pacifico mi pare molto differente da quello del nostro Mare Adriatico, se non altro più esotico.
Mi rendo conto di non avere messo via quasi niente e che è ormai ora di cena. Sto per rimandare tutto all’indomani quando, aprendo un cassetto, rinvengo qualcosa che mi riporta alla mente un vecchio legame sentimentale: si tratta di un regalo di un ex fidanzato, un pass per assistere dal paddock ad un gran premio di motociclismo in Australia. E’ il ricordo di una giornata da vip, una delle poche, forse l’unica, che ho mai trascorso.
Mi guardo attorno e vedo che ci sono tante altre cose sulle quali potrei soffermarmi per rievocare istanti della mia vita. Ora, però, non posso più permettermelo, dato che ho ancora la casa in completo disordine. Da domani, forse, dovrei iniziare a fare sul serio e dedicarmi al trasloco senza più distrazioni. Chissà se ce la farò, ma se così non fosse non credo ne farò un dramma: i bei ricordi valgono bene qualche giornata di ritardo.

Cristina Benini

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