La casa delle nuvole
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Molto tempo fa, c’era una ragazza che aveva sempre la testa tra le nuvole.

Si chiamava Vivèna, e amava rimanere distesa per ore sulla spiaggia della sua isola ad osservare le nuvole passare, mentre la sua fantasia correva con loro in alto, nel cielo.

 

Un giorno suo padre tornò dalla pesca portando un pesce dalle squame d’argento, mai visto prima, e dato che amava molto la sua piccola sognatrice lo cucinò tutto per lei.

“Se lo mangerai – le disse – scoprirai tutto sulla vita delle nuvole!”.

Vivèna lo divorò con gusto, e se ne andò subito di corsa per il villaggio chiedendo: “Dove posso trovare la casa delle nuvole?” ma nessuno le rispondeva.

Finché una vecchina cieca seduta sulla soglia della sua capanna le confidò: “Se ti interessa scoprire dove nascono le nuvole, devi andare al ruscello del bosco! Là scoprirai il loro segreto”.

Vivèna vagò a lungo nel bosco, finché arrivò al ruscello.

Si sedette, e aspettò.

 

Ad un tratto vide una brocca che, come fosse legata ad un filo invisibile, veniva calata lentamente verso l’acqua del ruscello.

‘Qualcuno desidera dell’acqua’ pensò Vivèna, e subito balzò in piedi, afferrò la brocca e la riempì d’acqua.

L’aveva già sollevata ormai piena, quando un’ombra oscurò il sole.

Era Mamma Nuvola che maestosa copriva le punte degli alberi.

 

“Sei stata carina ad aiutarmi – disse Mamma Nuvola con una voce roboante – per ricambiare la tua gentilezza ti invito a casa mia!”.

“D’accordo! – rispose felice Vivèna – Ti seguo!”.

“Però dovrai camminare veloce – disse Mamma Nuvola – io corro come il vento!”.

E in effetti Mamma Nuvola si muoveva veloce e libera sopra le cime degli alberi, mentre la corsa della piccola Vivèna era ostacolata dai cespugli e dall’intrico della vegetazione.

E così Vivèna perse le tracce di Mamma Nuvola.

 

Allora si sedette in lacrime su un tronco abbattuto.

E non si accorse che un grosso serpente la stava osservando tra le foglie.

‘Che insolita creatura è arrivata oggi nel bosco – pensò il serpente – è così bella che la convincerò a diventare mia moglie!’ e le strisciò accanto.

“Ti vedo ssstanca! – sibilò il serpente – Perché non vieni a casa mia? Ti potrai riposare e io ti offrirò uno ssspuntino!”.

Vivèna balzò in piedi, e proprio in quell’istante il sole si oscurò: era ricomparsa Mamma Nuvola.

 

“Ti avevo persa di vista, piccola mia. Cercherò di muovermi più piano”.

Vivèna la seguiva di corsa, correndo e correndo, e quando arrivò alla casa delle nuvole era davvero molto stanca.

“Mettiti qui e riposati un po’! – disse Mamma Nuvola – Questo è il letto di mio figlio Giovane Nembo: puoi usarlo tu perché lui di giorno è sempre fuori a correre nel cielo!”.

Vivèna fece appena in tempo a distendersi che subito si addormentò.

 

“Chi è quella bellissima ragazza che dorme nel mio letto?” chiese il figlio di Mamma Nuvola quando ritornò a casa.

“Se vuoi, sarà la tua futura sposa!” rispose Mamma Nuvola.

“È una tale meraviglia! – esclamò Giovane Nembo – È come un dono piovuto dalla terra!”.

 

Nel frattempo, strisciando e strisciando, il serpente aveva raggiunto la casa delle nuvole.

Era così furioso che gridò: “Nuvola, tu hai rubato la mia sssposa! Esci e combattiamo, e chi sssarà vincitore terrà la ragazza!”.

 

Mamma Nuvola uscì ma non si avvicinò troppo, in modo che il veleno spruzzato dal serpente non la potesse raggiungere.

Quindi si alzò alta, e con un rombo terrificante lanciò un fulmine sul serpente che, annerito e fumante, strisciò via in silenzio.

E non si fece vedere mai più.

Intanto Giovane Nembo aveva già preso per mano Vivèna.

La portava a correre insieme a lui, in alto, nel cielo.

 

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