Racconti di Viaggio
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Il desiderio agisce come il vento, silenzioso, ma con incredibile forza.
Ti sussurra sogni e speranze che, se solamente coraggioso, puoi ascoltare e seguire...
Era una giornata caldissima, il sole splendeva, non c’erano nuvole all’orizzonte e tutto intorno a lei sembrava perfetto, ma quella sensazione di vuoto e di incompletezza che da tempo la accompagnava, la spinse a lasciare la sua amata terra, amica d’infanzia, di giochi ed emozioni, per intraprendere un viaggio, un lungo viaggio, che la cambierà completamente...
Lo sguardo le balzò subito al cielo. No! non era lo stesso cielo del giorno precedente.
Le nuvole avevano una forma così strana, erano così bianche e longilinee quasi a sembrare fili di lana intrecciati tra loro...ma dove si trovava?
Aotearoa. Questo lo strano scioglilingua con il quale i Maori sono soliti a chiamare la propria terra. Il Paese dalle lunghe nuvole bianche. Sì, si trovava nella meravigliosa Nuova Zelanda e ancora non era a conoscenza di come il suo rapporto con la natura sarebbe cambiato.
Nel suo diario di viaggio solo pochi appunti, ma infinite emozioni che non riusciva a trasmettere al mondo...
Dear New Zealand,
tra noi fu subito amore, amore a prima vista. La tua forma così irregolare, ma perfetta per l’infrangersi delle tue onde, la tua biodiversità di piante ed animali da far ingelosire tutte le altre terre. E’ stato difficile non innamorarsi dei tuoi paesaggi scolpiti da dolci colline e ricchi in colori a me quasi sconosciuti. Le tue bellezze sembrano essere racchiuse nella naturalezza di un semplice arcobaleno.
Rosso. Rosso come il colore della terra che copre i tuoi innumerevoli vulcani, come i molteplici tramonti ammirati in riva all’oceano, come le gustose mele che fai crescere nel tuo incontaminato terreno. Rosso, come le sfumature dei pesci che popolano le tue gelide acque. Arancio come le conchiglie dalle mille forme che si possono scovare qua e là tra le spiagge. Verde come le dolci colline e le folte foreste di felci che solo tu possiedi.
Blu come la pelle dei pinguini, abitanti della magica Stewart island, le fredde acque del sud e l’infinito cielo..
E poi il bianco candore che caratterizza le tue amate pecore, incredibilmente più numerose degli stessi abitanti e unica causa di traffic jam del Paese.
Come non innamorarsi delle tue genti, della loro cultura, della loro storia che, seppur breve, riesce ad essere così misteriosa ed interessante.
Il misticismo della spiritualità del tuo popolo..ricordo una giornata trascorsa tra le ripide scogliere di Cape Reinga, l’estremo nord. Luogo sacro ai Maori, punto di partenza delle anime verso l’eternità. Quel silenzio che mi circondava venne spezzato dall’imponente incontro di due rispettosi oceani, l’Indiano ed il Pacifico. Quelle onde alte più di 10 metri nel mezzo dell’oceano riuscirono ad emozionarmi al punto da far scendere sul mio volto lacrime di gioia.
E poi via con l’avventura dell’autostop, dove accompagnata da adrenalina e voglia di conoscere nuove personalità mi ritrovai ad East Cape, il punto più ad est del mondo.
Essere la prima, insieme a cavalli selvaggi ad ammirare l’alba ed in quel momento scoprire un immenso rispetto per la natura circostante. Dopo giorni di cammino con lo zaino in spalla ritrovarmi in una spiaggia dalle proprietà terapeutiche, scavando fino a trovare acqua in ebollizione, costruire con la sabbia la propria spa e rilassarsi con vista sull’oceano...e tra le calde acque sulfuree scoprire amicizie che sicuramente dureranno a lungo.
E poi via, viaggiare di nuovo e trovarsi nel microcosmo della Goat island, nuotare con una famiglia di delfini e sentirsi liberi, sentirsi parte di un universo quasi magico, percepire la carezza della natura e aver voglia di continuare a scoprire nuovi paesaggi e culture...

Quella timida ragazza, ormai divenuta donna, ancora non si sentiva in pace con se stessa.
Quello che desiderava fortemente era continuare a viaggiare, conoscere nuove culture e nuovi orizzonti, ma soprattutto conoscere se stessa. Così mise poche cose nel suo ormai affezionato zaino di viaggio per imbarcarsi con il primo volo destinazione Buenos Aires...
Ad accoglierla un caldo umido ed afoso, smog al posto dell’aria, milioni di persone che parlavano un castillano velocissimo e venditori ambulanti di erba mate.
Sembrava avvolta dalla confusione della classica metropoli, ma in pochi istanti si rese conto di come la caotica metropoli sud americana si diversificava dalle altre..clacson di auto diroccate, grida di gente derubata, ambulanze, pompieri, bus, suoni di campane, campanelli, concerti di tango al lato di cortei funebri, circensi e musicisti nel mezzo della strada..la metropoli che i portenos non vedono e non sentono mai dormire!
Attraverso testimonianze di vita vissuta nel periodo del peronismo, ripercorse parte della storia argentina, scoprendo così il patriottismo che contraddistingue le sue genti.
Ma era tempo di fuggire dallo stress della capitale...Con un volo percorse tutta la costa atlantica fino ad arrivare nell’immensa e sognata Patagonia, dove finalmente potersi connettere amorevolmente con la natura...
Prima meta El Calafate! Cittadina sperduta nel mezzo della steppa patagonica, dove i ganacos (lama) sono gli ultimi a vedere il calar del sole e dove cavalli selvaggi possono correre liberi per miglia..ma anche terra dai laghi dalla acque cristalline, canyon, ghiacciai e foreste. La sua passione per il trekking la fece ripercorrere parte del Perito Moreno, uno dei ghiacciai più attivi al mondo, in quanto in crescita di 2m al giorno.
Con ramponi ai piedi e respirando aria purissima poté ammirare la maestosità del muro ghiacciato ed ascoltare l’imponente strepitio provocato dal crollo di giganti blocchi di ghiaccio sul lago sottostante...per terminare poi le serate addentrandosi nella cultura culinaria tipica, assaporando gustosi asado, rigorosamente accompagnati da ottimi calici di Malbec..
Sperimentare le lunghe distanze in bus è qualcosa di tipico sudamericano! Attraversare la rispettosa cordigliera delle Ande senza mai chiudere occhio, cercando in qualche modo di assorbirne le bellezze circostanti ed arrivare a 3400m orgogliosa d’essere al confine con la repubblica cilena...
Quando si pensa al Cile, la mente, quasi istintivamente ti rimanda alla “strisciolina” di terra lunga e stretta e a Rapa Nui, l’isola di Pasqua che con le sue misteriose statue è fonte di studio per storici, archeologi e antropologi...beh il Cile è questo e tanto, tanto altro! Il lungo viaggio la affaticò molto, ma al suo risveglio una vallata di vigneti ad illuminarle il volto. Letteralmente pan per i suoi denti! Si trovava nel “campo” cileno, a circa 3 ore a sud di Santiago, nella magnifica Colchagua valley, regione ricoperta per lo più di vigneti, delimitata dalle Ande e baciata dalla brezza del Pacifico. Giorno dopo giorno e per tre mesi scoprì gli usi e costumi cileni...da un lato il tocco della tecnologia e della globalizzazione e dall’altro l’effetto della povertà e della mancanza di educazione tra i più giovani...ma anche cavalli-taxi, venditori ambulanti di “completo” (sorta di hot dog), empanadas e chorillana, lustra scarpe ad ogni angolo della strada e le maestose feste paesane all’insegna della cueca (ballo tipico) e del cibo tradizionale, un mix di choclo (mais), humitas, ceviche e asado!
Scoprire così la storia cilena, ancora molto giovane ma tanto vecchia da far costare ai loro abitanti una mentalità a dir poco retrograda, basata ancora su divisioni sociali e maschilismo...

Dopo mesi di viaggio e conoscenze si rese conto che necessitava riposo, riposo per la mente per fare un pò di chiarezza nella propria vita...quale decisione migliore che intraprendere un viaggio spirituale in India?
Beh, questa esperienza ricca di colori, odori, sapori ed emozioni le cambiò davvero il modo di vedere le cose, le persone, la natura, ma soprattutto se stessa...
Si rese conto che l’India non era solo di passaggio..era il Paese in cui doveva rimanere e mettere radici..facendo volontariato e perchè no coltivando un vigneto e producendo ottimo vino!

Valentina Buoso

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