Racconti di Viaggio
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ASIA: QUANTE CONTRADDIZIONI
Atterro ad Hong Kong e l'impatto e' forte: una metropoli che non dorme (quasi) mai,una citta' in movimento, dove per trovare il silenzio bisogna recarsi all'interno di un tempio.
Scelgo il Mon Ma Temple in Hollywood road: l' odore che sprigionano le gigantesche spirali di incenso mi fa dimenticare per un attimo dove mi trovo ma appena esco eccomi di nuovo a muovermi tra le ondate di colletti blu in pausa pranzo e a cercare di attraversare le strade in cui sfrecciano taxi e bus in ogni frazione di secondo: basta fermarsi per un minuto per rendersi conto che tutto il resto intorno scorre ininterrottamente!
Anche i miei sensi sono tutti al lavoro: dalla vista che cerca di farsi spazio tra i grattacieli in cui si specchia l' Harbour, al tatto che vorrebbe farmi toccare i frutti colorati ed insoliti che si trovano nei mercati. L'odorato a volte invece vorrebbe andare in pensione: il pesce secco nelle strade di Sheung Wan non sprigiona di certo un buon profumo!
Hong Kong e' diversa dalla Cina, e' diversa dal Sud Est asiatico: la sua efficienza, servizi ed organizzazione non si possono trovare altrove e mi mancheranno nella mia prossima destinazione: la Cambogia.
Cambogia come caldo...quello delle giornate afose alla scoperta di Angkor Wat ma anche come calore...sprigionato dal sorriso e dalla gentilezza di questo popolo a cui il passato ancora vicino ha tolto molto ma che nonostante cio' vive in armonia.
Cammino sotto gli alberi di frangipani e mi sento parte di questo mondo in slow motion, dove i conducenti di tuk tuk sonnecchiano pigramente sui loro mezzi in attesa della prossima chiamata. Non ho nessuna difficolta' a trovare free wi fi praticamente in ogni bar della capitale: sono in uno Stato povero ma la voglia di presente e futuro non manca di certo.
Il posto in cui invece il passato si sente ancora e' tra i templi di Siam Reap. Questi gioielli, ognuno diverso dall'altro e accomunati dalle pietre massicce con cui sono stati costruiti, mantengono infatti inalterata la loro solennita'. Cammino tra le rovine sperando che vengano stanziati abbastanza fondi per preservarne I volti sorridenti scolpiti nella pietra.
Spero anche che tutti i bambini poveri che ho incontrato possano avere un giorno un po’ di serenita’: alcuni di loro, alla ricerca di cibo tra gli avanzi o di bottiglie di plastica da rivendere, saranno purtroppo un ricordo indelebile di questo viaggio.

 

AUSTRALIA: IL PAESE DEI CANGURI MA NON SOLO…
Tanto tempo a disposizione, un paio di infradito e crema solare: non serve altro nel Paese dei canguri. Mi avventuro sulla Great Ocean Road e subito mi prende il senso di liberta’ che sara’ la costante del viaggio. Dal finestrino della corriera vedo un oceano inquieto e surfisti coraggiosi che sfidano le onde fredde (e probabilmente qualche squalo!). Sosto a scattare qualche foto dei 12 Apostoli (oramai sono 11) e proseguo il mio giro tra koala, canguri e cammelli.
Non vedo molti koala: sono pigri e stanno apollaiati sugli alberi di eucalipto. Diversamente incontro parecchi canguri, soprattutto durante la mia cammellata silenziosa vicino ad Alice Springs, cuore aborigeno del continente.
Da qui parto per Uluru e il viaggio per arrivarci e’ un’ esperienza in se: la corriera percorre per ore rettilinei infiniti con carcasse di animali ai bordi e di tanto in tanto si ferma a consegnare la posta a ranch sperduti. Una volta arrivata la vista del monte sacro al tramonto e circondato dai caldi colori del deserto e’ non delude le aspettative.
In questa vacanza trovo mille cose da fare: dalle degustazioni di formaggio e vino nella Hunter Valley, alla scoperta di Fraser Island con I suoi dingo e ragni gianteschi, dal dolce far niente nelle spiagge di Noosa, alla biciclettata a Perth. Da questa citta’ non vorrei mai andarmene: palazzi moderni si mescolano a spazi verdi che nel tardo pomeriggio si popolano di amanti di jogging e numerosi bambini. Invogliata dal sole e dalle sue spiagge bianche lunghissime, mi sono presa una scottatura solare indimenticabile. Con il sole australiano non si scherza, lo ricordano le pubblicita' progresso lungo le strade ed ecco perche' molti vanno al mare con le magliette anti uv.
Quello che mi resta di questo viaggio e’ il desiderio di avere qualche anno in meno: avrei potuto essere tra i giovani che sono qui per fare un’esperienza di vacanza-lavoro. Un ragazzo mi dice che ci restera’ per qualche mese, alternando lavori nelle farm a spostamenti improvvisati sul mitico pullmino hippy della VW. Il tutto senza fretta: in fondo qui il motto quotidiano e’ “no worries, take it easy”.
Me lo dice anche la signora che accidentalmente in retromarcia sperona la macchina che ho noleggiato per il viaggio sulla Sunshine Coast. Non mi posso arrabbiare troppo anche se Australiani si nasce e non si diventa: in fondo questo angolo sperduto e’ un mondo a se’.

 

PERU: IL PAESE DEL SILENZIO
Parto dall’ Italia armata di guida e prenotazioni e grande curiosita’: per la prima volta mi reco nel Continente Americano. Ho scelto il Peru’come prima tappa di questo lungo viaggio, incuriosita e affascinata dalla musica e dai volti dei musicisti peruviani che incontro nelle piazze italiane. In Peru’ invece parla il silenzio: quello del volo dei condor che portati dal vento sorvolano il Canyon del Colca, delle vette mozzafiato della Cordillera Blanca che attraverso in una notte stellata a bordo di una macchina con bombole di ossigeno al seguito, dei piccoli paesi che puntellano le valli e quello che regna nelle islas flotantes del Lago Titicaca.
Proprio qui, seduta su un cubo di paglia, mi fermo a contemplare un cielo limpido e puro e mi ritrovo a pensare a come la vita scorra per secoli senza la necessita' di tutti i comfort del mondo d'oggi. Per gli indigeni un telefono cellulare, un pannello solare e una TV sono piu' che sufficienti. Compero un souvenir del posto, rigorosamente fatto in paglia ma con inserti in stoffa dai colori vivaci: mi ricordera' per sempre quando, titubante, ho appoggiato i miei piedi in queste isole galleggianti del lago piu' alto al mondo.
Per la notte scelgo Isla Suasi e durante la mia passeggiata al tramonto faccio un incontro ravvicinato con un’ alpaca. I suoi occhi dolci sembrano volermi invitare a scoprire le colline con lei ma fa freddo e preferisco andare a riposarmi: una coperta soffice e una bottiglia in vetro riempita di acqua calda saranno la mia compagnia per la notte. Niente riscaldamento: sono in un eco hotel dove si utilizza energia solare e I consumi devono essere ridotti al minimo. La camera e’ molto accogliente e non faccio fatica a prendere sonno pensando ad un altro posto che mi e’ rimarra’ dentro: Machu Picchu.
Incastonato tra le montagne e’ proprio come lo avevo sempre visto nei libri di storia e le spiegazioni della guida mi fanno rivivere con l'immaginazione il tempo in cui gli inca si mettevano a contemplare il cielo o coltivare specie botaniche. Camminando tra i resti e qualche lama annoiato sembra che in questo posto circondato da montagne selvagge il tempo si sia fermato. Vorrei passare qui la notte: chissa’ quante volte gli studiosi che abitavano questo posto sono rimasti svegli per capire il movimento delle stelle.
Religione e scienza, terra e cielo, incognite e magia non sono mai stati cosi vicini.

Veronica Amadio

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