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Maldive: Il viaggio del tempo

Fine degli anni '60,qualche anno dopo la costruzione dell'aereoporto di Malé. Mio padre, grande viaggiatore vede su un giornaletto un inserzione sulle Maldive, il turismo ( cosa per pochi) si stava appena dando ai battenti.

 I soldi che aveva accumulato in tanti e tanti anni di lavoro e sacrifici  stavano per essere dati ad una biglietteria aerea . Il viaggio aereo sarebbe stato lungo e pieno di scali. I  pochi passeggeri, per lo più viaggiatori curiosi o benestanti e mio padre non sapevano minimamente che un giorno le Maldive che stavano per vedere si sarebbero trasformate in un covo del turismo...

Appena atterrato sull'aereoporto sull'isola di Hulhulé ( dove ancora oggi esiste l'aereoporto principale) vi era un piccolissimo edificio con un bancone come biglietteria ed attorno bambini che si bagnavano sulla vicinissima spiaggia , donne vestite di bianco che passeggavano scalze e   rozze imbarcazioni guidate da pescatori muniti di forche per la rudimentale pesca. Erano i segni di una popolazione ormai scomparsa : I Giravaru. Essa era  abbastanza schiva e malpensante nei riguardi dei  primi turisti .  A causa della costruzione dell'aereoporto  si sarebbe trasferita nel giro di qualche anno sull'atollo di Malé  a contatto con altri villaggi. Era infatti preoccupata e con la  violenza della globalizzazione sapevano che la loro semplice vita sarebbe stata cambiata: avevano bisogno di soldi , dovevano scoprirne il valore perchè a poco si sarebbero cimentati nel mondo del lavoro nella capitale Malé  propr io come gli occidentali.Mio padre  decide dunque di  pagare qualche pescatore per portarlo sull'isola di Malé, quella più popolata.

Dopo onde che lui definisce '' da saltastomaco'' arriva stanco   a Malé dove esistono poche case di argilla o capanne e una civilta' che  era per fortuna ancora poco macchiata dal denaro. In quei tempi c'era il bisogno di capire come comportarsi con i nuovi turisti che avrebbero invaso le loro grandi spiagge bianche dopo qualche anno.

Lo invitano nei grandi barbecue di pesce, ma con grande sorpresa non si danzava affatto di sera , questa tradizione non accomunava questa società  fatta di villaggi con altre dell'Africa o Polinesia di oggi.

Pochi indossavano i vestiti ''moderni'' come t-shirt e pantaloncini che provenivano dall'India, in prevalenza c'erano lunghi capi di stoffa mentre i bambini, invece , erano nudi o con una semplice gonnellina .

 Non esistevano Resorts per cui le spiagge erano desolate e le barriere coralline ancora piu' intatte  di oggi.  I bambini erano esperti nuotatori ed addirittura anche esperti pescatori!! Il riso, che arrivava dall'India ,veniva consumato accompagnato dal pesce.  Non vi erano vere e proprie  classi sociali, tutto il popolo costituiva un unica famiglia. Il corallo veniva poi venduto ai turisti , il cocco era uno degli alimenti principali e veniva accompagnato al pesce pescato o al pollo ( c'era infatti un vasto pollame a Malé)  In quei giorni venivano anche famiglie indiane che cercavano di stabilire rapporti commerciali con l'isola di Malé e dei turisti bianchi  che già portavano il profumo dei soldi con l'idea di costruire un porto o altri generi di attività. Qualche donna aveva già iniziato con il business di albergatrice scrivendo ''hotel'' sulla sua grande casa di argilla.L'edificio più gran de era la moschea. Come si potrà capire , erano gli ultimi momenti di vita di quell'arcaica società : le Maldive sarebbero diventate poco a poco quello che ora sappiamo che sono.

Al momento dei racconti ero sempre curioso di vedere le Maldive assieme a lui, nonostante sapessi della delusione che avrei avuto.

Partiamo dunque in 4 ( tutti parenti). Dopo un comodo volo di un solo e breve scalo a Dubai, arriviamo alle Maldive...alle nuove Maldive. La pista di atterraggio, l'aereoporto...TUTTO è così grande agli occhi increduli di mio padre. Gli anni peggiorano non solo per l'uomo ma anche per i luoghi.

Non vedere più vita indigena in quell'isola dove lui ha visto i  bambini giocare e sguazzare nell'acqua,  I recinti lungo la spiaggia che risulta essere inagibile, un piccolo porto dove a pagamento si effettuano transfer in idrovolante o in nave veloce.

Non sappiamo che fare , dove andare, ma non ci manca il denaro.

Chiediamo ad una delle tantissime guide di agenzie di viaggio locali dove prenotare un albergo e ci porta alla sua sede dove poter prenotare. Chiediamo quindi  se esistono soluzioni fai da te o alberghi economici: la risposta è NO. Solo lussuosi resort, o alberghi più piccoli ma comunque abbastanza cari nell'isola principale, dove scegliamo di pernottare. L'albergo non era un granché , nemmeno l'isola: era diversa agli occhi di mio padre, come tutto  ( soprattutto la gente, non più genuina ma troppo occidentalizzata e assetata di commercio).

La delusione è enorme, ma c'era comunque da aspettarselo, quindi ci rimettiamo lo zaino in spalla ed usciamo alla scoperta dell'isola maggiore. Vi era un casa addossata all'altra, era assai popolata  e visitata da Indiani e cinesi e il caldo era terribile.

Decidiamo quindi di andare in spiaggia ma appena chiediamo ai passanti ci dicono che c'è una libera verso il porto. 

Ci rechiamo sul luogo, ma nulla di che. La spiaggia era piccola poichè le varie costruzioni avevano ''mangiato'' le distese bianche di sabbia, e il molo del porto aveva distrutto  la barriera corallina che si vedeva a malapena ed in lontananza.

Fare un bagno ''maldiviano''sull'isola di Malè non era fattibile, era come farlo in qualsiasi luogo.

A quel punto non ci resta che spendere i molti soldi che ci rimanevano per un Resort. Non avevo nulla in contrario, ma a mio padre mancavano le sue Maldive.

 

Maldive: Abbiamo ritrovato il paradiso

Passai una giornata intera su internet, per cercare una soluzione che facesse per noi :  l'isola adatta. La gente di lì era approfittatrice: se le avessi chiesto qualcosa sull'alloggio, mia avrebbero mandato in una delle tante  agenzie gestite dai loro amici , infatti col turismo si erano fatti la pelle.

Passai circa 2-3 ore all'internet point.Nessun Resort  sperduto  e isole di soli turisti, avevo trovato le Maldive di mio padre.

 Mi comparve l'annuncio di un isola , Kudafari ,  sconosciuta al turismo e agli hotel, dotata di grandi e bianche spiagge libere, di una propria autonomia culturale... Il luogo era abbastanza lontano dalla globalizzazione, era il lato più puro delle Maldive. Non c'erano bar, Hotel, ospedali ...NULLA.

Solo gente felice e spensierata e tanta tradizione ancora intatta oltre al bellissimo e incontaminato mare.

Andiamo quindi dopo aver viaggiato su   2 'imbarcazioni ( c'è stato infatti uno scalo su un'altra isola) da ''saltastomaco'' come la ricordava mio padre, giungemmo su di una bianca spiaggia affollata di bambini con le madri che ci salutavano e ci chiedevano qualcosa nella loro incomprensibile lingua.  Il tizio che ci ha portato da Malé fin lì conosceva fortunatamente l'inglese  ed era anche nativo di quest'isola. Ci da dunque le chiavi di casa sua in cambio di una piccolissima quota in dollari. Lì fummo ospitati dalla famiglia di questa persona che ci dette da mangiare proprio il cibo che mio padrè molti anni prima ricevette:  cocco, riso,  pollo e  pesce. 

I bambini giocavano ovunque  , soprattutto quando pescavano e nuotavano, in mattinata mentre il pomeriggio studiavano il corano presso una piccola casa che fungeva da moschea. La gente del luogo era di una squisita genitilezza: tutti i giorni ci invitavano a mangiare con loro, a viaggiare alla scoperta delle isole vicine con la loro barca ( se l'avessimo fatto a Malé l'escursione ci sarebbe costata eccome...! ) Le donne intrecciavano le palme per fare  graziosi oggetti. L'occidentalizzazione era poco evidente : era influente solo sul vestiario e sulle barche. Non chiedevano mai soldi per nulla perchè non ne avevano bisogno, era l'isola felice, il paradiso dell'Eden!

Il tramonto non vi racconto quanto fantastico era, all'orizzonte non c'erano le classiche  palafitte di quei lussuosi resort.

Tutto l'ambiente, le situazioni e le avventure trascorse erano incredibilmente coincidenti con le Maldive di mio padre.

Il momento in cui tornammo in Italia acquistammo una rinnovata sensibilità all'esagerazione del turismo. Mio padre fu più che contento ed oggi, che non è più in vita credo che abbia ritrovato un paradiso proprio come quello che trovammo noi in quei pochi giorni di vacanza a Kudafari.

Forse gli anni cambieranno anche Kudafari, anzi leverei anche quel ''forse'', ma vi prego di amare anche il lato autentico delle Maldive, che a prima vista sembra distrutto. Le Maldive non sono solo Resort!!

 

Amazzonia: Il viaggio della speranza

Zaino in spalla e pochi soldi. Insieme ad altri membri del WWF  avevo messo piede , finalmente , dopo vari transfer in pullman e in aereo, nel verde polmone del mondo: l'Amazzonia.

Era come me l'immaginavo da piccolo sui libri : gli alberi alti, la natura che rendeva inaccessibile il cammino, le scimmie e l'acqua che era ovunque  . Era davvero il luogo perfetto per potermi sentire ancora bambino, come se mi sentissi  il piccolo Tarzan che mi piaceva essere nel giardino di casa mia. Avevo a disposizione 15 giorni intensi di spiegazioni sul sistema ecologico, su come il volontariato si sarebbe svolto, cosa avremmo visto. I primi 7 giorni  erano di scoperta: dovevamo sapere perchè proteggere quella brulicante fauna. 

15 erano pochi, è vero, ma i miei occhi furono ricompensati ugualmente.  Il primo giorno ricordo che se ne andò per il montaggio dell'accampamento, per caricare le dispense, il secondo giorno si incominciava a progettare con piantine e lunghi discorsi in francese ed inglese dai volontari più anziani ed esperti, il terzo giorno cominciò l'avventura! Ci mettemmo stessi con un pesante binocolo offerto dalla compagnia sul letto del fiume ( era così lento e caldo che sembrava fosse una laguna) e stemmo 4  fastidiose ore circa  tra insetti di qualsiasi tipo che ci assalivano o ci giravano attorno prima di osservare un piccolo movimento, seguito poi da un altro e poi da un altro ancora ... Era un piccolo gruppo di magnifici delfini rosa danzanti: la  nostra attesa  si era  rivelata utile!

Erano rapidissimi e la loro grazia scomparve in neanche 10 minuti.  Pablo, uno dei nostri volontari, volle dunque chiedere al reparto un'imbarcazione il giorno successivo, con la luce del nuovo giorno.

E così fu...! La piccola imbarcazione a remi galleggiava sulla verde acqua del fiume, un pò appesantite dalle attezzature e dai viveri, ma tutto procedeva per il meglio. Qualcosa però mancava , qualcosa di prettamente amazzonico, e tutti ce lo sentivamo... Prima o poi avrebbe piovuto a dirotto!

La barca qualche ora dopo inutili ricerche dei delfini stava per essere riempita totalmente d'acqua e noi, con l'ausilio di pale cercammo di svuotare fino all'ultimo l'acqua di quell'acquazzone che la rendeva così pesante. Chiesi a Pablo di ritornare all'accampamento, ma lui mi rassicurò che avrebbe smesso di piovere tra un poco. 

Quella prima esperienza mi aiuto a fissare nella mente che tutto il mio viaggio verrà condizionato dalle pioggie improvvise e dirompenti, seguite dal sole che in fretta e furia arrivava a regalarci una bellissima visione dell'Amazzonia.

Quel giorno anche se non avvistammo alcun delfino ( a differenza di qualche altra equipe che invece quel giorno ne avvistò anche più di 3) , non si rivelò un fallimento. Ci aiutò a creare una maggiore unione , a compattare le nostre idee in una sola: dovevamo distinguerci dagli altri gruppi  per  qualche vittoria ( sia chiaro, non era una competizione la nostra!). Potevamo ringraziare la natura per aver incontrato in quelle due settimane tapiri, di aver dato della frutta alle scimmie ragno, di aver fatto un bagno in compagnia di una lontra gigante, di aver assistito anche qualche ''paziente'' nel centro WWF come Lala, una femmina di scimmia ragno, di averci fatto capire quanto mantenere un equilibrio sulla terra si fondamentale e gratificante ma un cambiamento significa chiedere di smettere.

Questo era il nostro obiettivo : dovevamo dirigerci dai tagliatori di alberi per far capire i danni che stavano procurando il loro ambiente. Preparammo ogni tipo di materiale : immagini, documenti e filmati utili  in questa difficile sensibilizzazione. Molti non ne vollero sapere nulla,  ma un gruppetto fu scosso dai danni che avrebbero procurato e  li mettemmo in contatto con  il mondo del lavoro, esterno all'Amazzonia. Alcuni di loro infatti  diventarono costruttori di barche ( senza tagliare alberi per la legna nella ferita Amazzonia) per navigare il fiume assieme i turisti, altri  hanno  accettato la proposta di  essere guide nel territorio amazzonico.  Dei risultati, dunque ci sono avuti ma questi furono solo dei piccoli passi per un futuro più ricco di ossigeno, più ecosostenibile. Il mio viaggio è stato un viaggio della speranza, quella che ancora nutro  e sento vivida appena in Tv si parla di Amazzonia. L'Amazzonia è davvero IL MIO VIAGGIO , LA MIA VITTORIA sulla vita inquinata quotidiana,  La VOGLIA di vivere e FAR VIVERE

Claudio Di Cuonzo

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