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Andare dove ? Dove ti porta il cuore: è dal cuore che è nata l’ispirazione di questo viaggio in Nuova Caledonia.

La curiosità ci spinge ad approfondire la meta e rivolgendoci a Go Australia scopriamo una foto che ci ipnotizza: l’atollo di Nokanhui.

Decidiamo senza indugio di partire per la Nuova Caledonia, una terra lontana, anche dai circuiti turistici di massa, un luogo dove poter assaporare il silenzio, la calma, lo splendore della natura e godere il tempo.

Proprio il tempo, quell’incedere che scandisce le nostre vite in maniera costante ed inesorabile, che sembra non basti mai, che fugge come il vento, in questo viaggio ha rappresentato un compagno.

E’ stato meraviglioso abbandonarsi alla luce del Sole e della Luna per vivere il tempo.

Dopo 30 ore di volo con scalo e sosta a Sydney per 3 giorni atterriamo a Noumea, capitale della Nuova Caledonia. Ci accoglie un tripudio di colori dove il verde della vegetazione la fa da padrone: le montagne di Grand Terre spiccano col loro profilo austero, ma non superbo. La strada che dall’aeroporto conduce in centro città è semplice e ben si adatta alla morfologia del territorio. Ai lati della strada la terra rossa ci attrae, puntellata di sassi e rocce nere.

L’impatto col centro di Noumea è osmotico: città dal blando ritmo, viva, ma non caotica. Siamo in centro e non ce ne rendiamo conto.

Ci sistemiamo allo Chateau Royale, moderna struttura posta a sud-ovest, capolinea di Anse Vata, splendida insenatura bagnata dalla laguna calendoniana.

Chateau Royale offre una vastità di servizi per rendere il soggiorno piacevole e stimolante: SPA, piscina con accesso in spiaggia, palestra fitness, centro congressi, ristoranti, bar con animazione serale, negozi e stanze che sono mini appartamenti con cucina, living room, bagno e camera da letto, curate con arredo moderno e funzionale.

Lo Chateau si affaccia sull’oceano che veste i suoi panni più pacifici: la bassa e l’alta marea giocano con la sabbia in un alternarsi continuo. Assenti le onde. Il suono del mare è finissimo. Dal pontile sulla spiaggia, che si estende al largo, si apre l’acquario naturale: ad occhio nudo, pesci multiforme danzano tra i coralli.

Scopriamo Noumea a piedi, passeggiando fino in cima ed attorno all’Ouen Toro, collina sovrastante piena di sentieri e scorci panoramici. L’approccio urbano è ben incastonato nella natura circostante. Entriamo in sintonia col tempo e cominciamo ad apprezzare il ritmo di vita più rallentato: è solo l’inizio.

Voliamo all’Isola dei Pini con rapido collegamento aereo di 30 minuti.

Siamo subito rapiti dallo spettacolo a cui assistiamo durante il volo: isolotti dalla folta vegetazione sparsi nella laguna blu, reef, cromatismo che vara dal verde al turchese.

All’aeroporto ci attende il comodo pick-up per l’Oure Tera: sbrigate le pratiche di registrazione prendiamo posto al lodge nr. 1, fronte mare. La sistemazione è deliziosa: legno a pavimento e pareti, decorazioni in pieno stile caledoniano, vani puliti ed ordinati e … bottiglia di champagne di benvenuto: è l’estasi.

Sorseggiamo con la calma che nel frattempo si è impossessata di noi distesi nei comodi lettini del patio del lodge, ammirando la tavolozza di colori antistante, respirando a pieni polmoni l’aria pura e profumata immersi nella gioia del silenzio. Passiamo ad esplorare la baia di Kanumera con una passeggiata sulla soffice sabbia bianca: il calore del tropico del Capricorno ci accarezza e ci abbraccia. L’attrazione dell’oceano è magnetica: pesci multicolore in prossimità della riva sembrano darci il benvenuto e con lo snorkeling successivo perdiamo la cognizione. E’ lo stato di abbandono e benessere che cercavamo.

L’isola dei Pini ha una dimensione contenuta: è facilmente esplorabile con auto o motorino. Optiamo per l’auto caricando un paio di zaini. Esistono sostanzialmente due strade: una circolare ed una di mezzo che taglia dalla baia di Kuto fino a raggiungere la baia d’Upi a nord dell’isola.

L’esplorazione si rivela un’ottima esperienza: facciamo tappa alla baia di St. Joseph, punto di partenza delle piroghe per la pesca quotidiana. Girovagando tra i villaggi incontriamo persone che ci salutano spontaneamente, anche quando siamo in macchina: manco fossimo all’Isola dei Famosi !!!???!!!

Ed invece è prassi, educazione, e cordialità salutare il prossimo: il cristianesimo è arrivato anche qui. Bellissima la statua di Cristo alla baia di St. Maurice attorniata da un cerchio di Totem di legno: è l’emblema dell’integrazione e del rispetto reciproco di culti diversi.     

Passiamo all’attrazione principale dell’isola: la piscina naturale. Un’oasi di pace: l’assenza di turisti nel momento della nostra visita ha reso la nostra sosta un incanto !!! Anche qui il silenzio ha accentuato la bellezza di una natura incontaminata.

L’ascesa al Pic N’ga è un’esperienza tonificante: si tratta di un’escursione dai due volti: la prima parte facile, poi il pendio aumenta e richiede un minimo di allenamento e scarpe adatte. Fantastico il panorama della laguna a 360° che si domina dalla cima.

Anche il meteo è favorevole: siamo a settembre, il calore è secco, zanzare neanche l’ombra, temperatura ideale, i venti sono gradevoli e non fastidiosi, sole ovunque.

Le giornate passano tra le varie baie dell’isola che offrono opportunità di foto da cartolina: le serate le passiamo all’Oure Tera che gode di due ristoranti adibiti a pranzo e cena. Squisita la cucina con gradevole abbinamento a vini francesi.

In giro per l’isola si respira un atmosfera distesa.

Manca la ciliegina sulla torta: partiamo alla volta dell’atollo di Nokanhui con escursione partita di fronte al nostro bungalow. Con imbarcazione a motore si esce dalla baia di Kanumera esplorando gli isolotti circostanti l’Isola dei Pini: proprio i pini colonnari donano al paesaggio un tocco di sublime originalità. In mare aperto i colori sono stupefacenti: dal blu cobalto al turchese fino al verde bottiglia nelle acque meno profonde dove pesci e coralli sono facilmente distinguibili.

Ad occhio nudo l’atollo di Nokanhui di presenta come una sottile riga all’orizzonte: i motori vengono spinti al minimo in fase di ancoraggio. Si ode solo il sibilo del vento: acqua calma tutt’intorno. Scendiamo al termine di una lingua di sabbia dalla morbida consistenza. Nel punto più stretto dell’atollo, l’oceano si apre e si chiude consentendo comunque il passaggio (l’effetto alta e bassa marea è sempre presente) fino all’estremità opposta, ove resiste l’irriducibile flora.

Se il paradiso ha un cancello, l’atollo di Nokanhui ne è un’ottima rappresentazione.

E’ l’apice del viaggio: quel minuscolo punto del mondo che volevamo raggiungere, ove regna soltanto la natura e ci si sente parte di un ordine molto più grande del nostro io. Per noi si è trattato di raggiungere una dimensione più profonda nella quale ci si dimentica delle cose vane e si apprezza quanto sia prezioso quel compagno di viaggio che si chiama tempo.

Un enorme grazie va a Ludovico ed a tutto lo staff di Go Australia per la splendida esperienza vissuta e la puntale organizzazione del viaggio.

 

Marco & Letizia     

  

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