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Bus…cando Sudamerica
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Mestre autunno 2011

Questo viaggio viene effettuato a seguito dell’esperienza fatta due anni fa che ci aveva portato a visitare il sud del Perù, la Bolivia andina e il centro nord del Cile. Due anni fa alla fine del diario di quel viaggio riportammo la foto di noi due con sotto scritto “ciao sud america a la proxima vez” fissando così il desiderio di ritornare in questa terra che ci aveva affascinato con i suoi paesaggi, la sua storia e la sua gente. Pertanto nell’estate del 2011 abbiamo cominciato a delineare l’itinerario di massima allargandolo, rispetto al viaggio precedente, ad Argentina, Uruguay e Paraguay. A novembre abbiamo acquistato il biglietto di andata Venezia-Santiago del Cile e quello di ritorno Lima-Venezia senza prenotare nessuna tratta interna lasciandoci liberi di gestire il programma giornalmente. Il viaggio è stato caratterizzato dalla decisione di effettuarlo totalmente con mezzi pubblici locali, prevalentemente bus, per meglio addentrarci nella vita sudamericana e nel modo di vedere le cose da parte dei suoi abitanti. Da qui il titolo del nostro diario dove abbiamo voluto raggruppare con il verbo “buscando” (in spagnolo cercando) il nostro intento di andare il più possibile a cercare la vera essenza del sud america ed il modo con cui effettuarlo appunto utilizzando i ……… bus locali.

…ciao Sudamerica, a la proxima vez!

 

DIARIO DI VIAGGIO

 

Mestre 16 febbraio 2012

Nella mattinata veniamo accompagnati in auto da Rino all’aeroporto Marco Polo per imbarcarci nel volo per Madrid da dove poi proseguiremo per Santiago. Il nostro volo Iberia 3645 parte con 50 minuti di ritardo ma recupera abbondantemente atterrando al Barajas alle 15 quindi quasi in orario. Un eventuale ritardo non ci destava però preoccupazione in quanto il volo per Santiago era previsto alle 23.55. Con tranquillità ci trasferiamo dal terminal 4 al 4s (destinato ai voli intercontinentali) utilizzando il trenino sotterraneo e varie scale mobili. Anche da Madrid partiamo con un’ora di ritardo, per attendere un gruppo proveniente dalla Germania, e alla 01.00 decolliamo con volo IB 7319, ma con vettore LAN, alla volta di Santiago del Cile.

 

Santiago del Cile 17 febbraio 2012

Dopo 13 ore di ottimo volo atterriamo all’Arturo Merino Benitez quando sono le 10.00 del mattino, ora locale (4 h di differenza di fuso con l’Italia). Ci facciamo accompagnare da un taxi in Plaza des Armas per cercare un alloggio in zona centrale. Oltre al fuso sentiamo anche la differenza di temperatura, qui a Santiago il termometro segna infatti 32°. Dopo un paio di tentativi troviamo sistemazione presso l’hostal Santa Lucia situato di fronte all’omonimo cerro. L’hostal è modesto ma commisurato al prezzo, considerando che ci troviamo in pieno centro della Capitale. Conoscendo già abbastanza bene la città ci rechiamo subito al mercato del pesce per pranzare a base di crostacei in uno dei tanti ristorantini situati all’interno del mercato stesso. Dopo aver cambiato la necessaria quantità di valuta (pesos cileni) ci rechiamo in metrò al terminal dei bus per acquistare i biglietti per Isla Negra (giorno successivo) e per Temuco (per domenica 19). Il resto della giornata lo trascorriamo passeggiando per il centro città rientrando in hostal presto per riposarci del viaggio ed essere in forma per l’escursione del giorno seguente.

 

Santiago del Cile 18 febbraio 2012

Fatta colazione in hostal raggiungiamo in metrò il terminal dei bus e alle 10.50 partiamo alla volta di El Tabo, località sull’oceano a 140 Km. a nord-ovest di Santiago e a sud di Valparaiso. Da El Tabo raggiungiamo a piedi, percorrendo 2-3 Km. lungo la costa, Isla Negra dove sorge la casa di Pablo Neruda (altre due sono una a Valparaiso (Sebastiana) e l’altra a Santiago (Chascona). Il nostro entusiasmo di visitare questa casa-museo del poeta che due anni fa non ci era stato possibile raggiungere, ma che ci era stata tanto decantata, viene smorzato quando alla biglietteria ci dicono che è necessario prenotare la visita e che i primi posti disponibili sono per il pomeriggio del giorno successivo, cosa per noi impossibile. Con una sceneggiata alla “napoletana” di Gianni riusciamo ad ottenere a fatica l’ingresso per due ore dopo aggregati ad un gruppo di inglesi. La nostra insistenza viene premiata in quanto la casa collocata su una scogliera con una magnifica vista sull’oceano, è ricca di preziosi oggetti che il poeta aveva raccolto nei suoi viaggi attraverso il mondo. Anche l’arredamento interno rispecchia la passione che aveva per il mare. All’esterno della casa nel mezzo dello splendido giardino sul mare riposano le spoglie di Pablo e della sua amante Matilda, chiamata Chascona, per la sua chioma ricciuta. Terminata la visita rientriamo a piedi a El Tabo dove in attesa del bus di ritorno pranziamo in un bel ristorantino. Alle 20.30, dopo due ore e ¼ di bus siamo nuovamente a Santiago.

 

Santiago del Cile 19 febbraio 2012

Giuseppe risente dell’influenza avuta prima della partenza, evidentemente non completamente guarita e pertanto decidiamo di trascorrere la giornata in modo tranquillo in attesa di prendere alla sera il bus per Temuco. Ci dirigiamo alla Moneda (palazzo presidenziale) e visitiamo il centro cultural “Palacio de la Moneda” che ospitava una mostra del pittore cileno Roberto Matta e un settore biografico della cantante Violeta Parra. Il pomeriggio lo passiamo ai giardini del cerro Santa Lucia e alle 23.45 partiamo con il bus.

 

Temuco 20 febbraio 2012

Dopo 8 ore di viaggio effettuate fortunatamente in posti “cama” (sedile reclinabile quasi totalmente) arriviamo a Temuco, città a 700 Km. a sud di Santiago, capoluogo della Araucania, territorio abitato dalla etnia Mapuche che in passato si oppose strenuamente alla invasione spagnola e che tuttora rivendica una sua identità culturale. Dopo aver trovato alloggio all’hostal hospedaje Entre Cerros (praticamente un’abitazione privata) e aver acquistato il passaggio in bus per l’isola di Chiloè saliamo al cerro Ñielol, parco faunistico con ricca vegetazione, museo e splendido mirador sulla sottostante regione dei laghi. Nel pomeriggio visitiamo il centro città e ceniamo all’interno del mercato.

 

Castro (isola Chiloè) 21 febbraio 2012

Fatta colazione, raggiungiamo in taxi il terminal dei bus e alle 08.50 partiamo per l’isola di Chiloè. L’isola si trova a sud di Temuco e per raggiungerla (Km 540), percorrendo la Panamericana (ruta 5) passiamo per la regione dei laghi e dei fiumi e attraversiamo con ½ h di traghetto il tratto di mare che separa Puerto Montt da Ancud. Eccoci a Chiloè. Il tempo sembra essere clemente nonostante le nubi minacciose che stamattina incombevano sopra di noi; Chiloè sembra essere uno dei posti più piovosi al mondo, o almeno del Cile. E in effetti a prima vista si capisce che è vero, è tutto verde smeraldo, alberi e pascoli. Arriviamo a Castro, capoluogo dell’isola, sotto una pioggia battente e per raggiungere l’hostal Central dove avevamo prenotato per due notti dobbiamo fare slalom tra le pozzanghere d’acqua. Successivamente andiamo a comprare i biglietti del bus per Punta Arenas presso la compagnia Cruz del Sur, che offriva posti “cama”, utili per il viaggio di 36 h; ci riferiscono però che non ci sono posti disponibili per i successivi 10 giorni. Ci rivolgiamo pertanto all’altra compagnia che effettua questa tratta e riusciamo a trovare due posti in una corsa straordinaria per il sabato 25/2 che ci comporta, oltre ad una maggiorazione di costo, soprattutto l’utilizzo di sedili normali anziché cama.

 

Castro (isola Chiloè) 22 febbraio 2012

Trascorriamo la giornata di mercoledì visitando la cittadina di Castro (24.000 abitanti). Arriviamo come prima meta al mirador ponte Gamboa da dove si vedono le tipiche case in legno, dipinte in vari colori, similarmente a quelle di Burano, costruite su palafitte in quanto la zona è soggetta ad una elevata escursione di marea. Dal porto, risalendo Calle Blanco arriviamo in Plaza des Armas dove è situata la bellissima chiesa di San Francisco. Questa chiesa, progettata dall’italiano Eduardo Provasoli, è rivestita al suo interno completamente in legno e fa parte assieme ad altre 16 chiese dell’isola (totalmente costruite in legno) del patrimonio dell’Unesco. La parte esterna, in muratura è ora piuttosto decadente e necessiterebbe di una ristrutturazione ma ci dicono che una volta colpiva per la estrosa facciata dipinta di un abbagliante color salmone e decorazioni viola.

 

Castro (isola Chiloè) 23 febbraio 2012

Utilizzando una escursione acquistata presso una agenzia locale, partiamo alle 10.00 del mattino con un pulmino assieme ad una decina di persone per Dalcauhe, dove visitiamo il mercato artigianale, un piccolo museo e la chiesa di Nuestra Señora de los Dolores. Raggiungiamo poi Tenaun dove ci imbarchiamo e dopo ¾ d’ora di navigazione giungiamo all’isola di Mechuque. Quest’isola, anch’essa caratterizzata dalle costruzioni delle case su palafitte, è un’oasi di pace ricca di vegetazione. Qui presso una “hacienda rural” possiamo assistere alla preparazione del piatto tipico, chiamato curanto, e successivamente degustarlo per pranzo. Il curanto è preparato ponendo su pietre rese incandescenti strati di frutti di mare, carne di pollo e di maiale, vari tipi di patate, chapalele (ciambelline di farina di cereali) separati tra loro da larghe foglie di una pianta locale chiamata Pangue, il tutto ricoperto da un telo per conservare il calore al suo interno. Durante il pranzo familiarizziamo con gli altri componenti del gruppo ed in particolare con una coppia di cileni di Viña del Mar. Con loro abbiamo modo di parlare della situazione politico-sociale del Cile attuale e di quello degli anni della dittatura. È estremamente toccante, quando il marito, Josè, ci racconta di esser stato imprigionato e torturato al momento del golpe. Rientrando a Castro ci fermiamo anche ad ammirare la cascata di Tocoihue.

 

Castro (isola Chiloè) 24 febbraio 2012-

Il venerdì, giornata di permanenza a Castro non prevista dal nostro programma, ma resa obbligatoria dalla mancanza dei posti in bus per Punta Arenas, la trascorriamo in relax girovagando per la città. Tuttavia non ci annoiamo perché ci è permesso di conoscere maggiormente lo spirito chilote che la città di Castro particolarmente racchiude. A tratti vivace e chiassosa con un carattere “proletario” ha anche un pizzico di modernità in special modo nel suo porto interamente ricostruito dopo il distruttivo terremoto del 1960. Apprezziamo la gastronomia chilote pranzando presso un caratteristico ristorante al porto, situato su palafitte dopo aver degustato in mattinata ricci di mare crudi presso una delle bancarelle del mercato.

 

Castro (isola Chiloè) 25 febbraio 2012-

Sveglia all’alba ed in taxi raggiungiamo il terminal della compagnia Quellen punto di partenza per la lunga tappa di trasferimento (km.2285) della durata di 36 ore verso il sud della Patagonia. La percorrenza prevede il riattraversamento del tratto di mare per raggiungere Puerto Montt e passati per Osorno entriamo in Argentina puntando verso Bariloche. Per poter raggiungere il sud della Patagonia cilena è necessario transitare attraverso l’Argentina in quanto il territorio cileno è in quel tratto costituito da isole rocciose che non consente la costruzione di strade. Il territorio che percorriamo fino a San Carlo di Bariloche è un susseguirsi di fiumi e laghi immersi in una verde e boscosa vegetazione. Oltrepassata Bariloche, il paesaggio cambia volto in quanto i boschi sono ricoperti dalle ceneri prodotte dall’eruzione, dell’anno precedente, del vulcano cileno che paralizzò per un mese i cieli del sud america. Il bus corre sempre, gli autisti si alternano alla guida e ci fermiamo verso le 19.00 in un punto di sosta con una trattoria dove ceniamo con zuppa ed empanadas. A tavola con noi si siede un camionista (Miguelangel) che deve andare a prelevare il camion a Punta Arenas ed esperto del territorio e delle strade ci dà utili informazioni per il nostro viaggio. Ripartiamo e ci sistemiamo alla meglio sui sedili per trascorrere la notte.

 

Patagonia 26 febbraio 2012

Durante la notte il bus continua la sua corsa e quando alle prime luci dell’alba ci svegliamo il paesaggio intorno a noi è completamente cambiato. Lasciati i boschi e le montagne attraversiamo la pampa dove di tanto in tanto vediamo facendas e bestiame al pascolo.
Mentre procediamo tranquillamente lungo la ruta 40 un forte botto e successivi sobbalzi ci fanno capire che abbiamo forato. Tutti a terra per alleggerire il mezzo e permettere all’equipaggio di sollevarlo e procedere, nell’arco di un’ora, alla sostituzione del pneumatico. Riprendiamo il viaggio ma dopo breve tempo il bus rallenta e infine si ferma a lato della strada e ci chiediamo cosa ancora sia successo. Scesi a terra ci viene detto che si è rotto il manicotto del compressore. Gli autisti, aiutati dal camionista Miguelangel si prodigano per poter riparare il guasto tagliando la parte slabbrata e cercando di riadattarlo. Sono encomiabili: per allargare il manicotto di gomma e riscaldarlo, si “inventano” una fiamma ossidrica artigianale riempiendo una lattina vuota di coca-cola con stoppa e gasolio. Miguelangel, che si prodiga attivamente con gli autisti e ogni tanto ci aggiorna sui risultati dell’intervento, esprime un certo pessimismo sulla possibilità di farci ripartire in tempi stretti. Infatti, fallito questo tentativo, uno degli autisti ferma una delle poche auto che passano e si fa portare alla città più vicina (Rio Gallegos) che dista un’ora e mezza di viaggio, per recuperare il pezzo di ricambio. Siamo fermi già da un paio d’ore e presumiamo che l’autista non potrà essere di ritorno prima di altre quattro (considerando che è domenica e ci sarà difficoltà a reperire ricambi) e comincia a subentrare preoccupazione e disagio fra i passeggeri dove vi sono persone anziane e bambini piccoli. La sosta forzata ci permette tuttavia di osservare meglio la natura circostante che ci delizia di un fantastico tramonto e una volta fatto buio di un meraviglioso cielo stellato. Tornato l’autista con un ricambio di fortuna provano a installarlo ma la pressione non è sufficiente per una andatura regolare per cui, mentre hanno già telefonato per far arrivare un bus sostitutivo, ad una velocità ridottissima si riparte per Rio Gallegos.

 

Punta Arenas 27 febbraio 2012

Arrivati a Rio Gallegos, all’una e trenta di notte, saliamo sul bus sostitutivo che rimorchia il bus guasto, dove rimangono i bagagli in quanto la stiva è stata sigillata dai doganieri argentini. Proviamo a dormire, ma alle 03.15: Sveglia!! Tutti giù dal bus. Siamo alla frontiera Argentina-Cile e bisogna espletare le formalità doganali che si concludono dopo una ora e mezza. Arriviamo a Punta Arenas alle 06.30, dopo un viaggio di 48 ore anziché le 36 previste. Ulteriore sorpresa: non possiamo ritirare le valigie in quanto il portellone del portabagagli al quale, in frontiera, erano stati tolti i sigilli, è comandato ad aria e non funzionando il compressore non può essere aperto. Ci dicono di tornare dopo 5/6 ore, tempo necessario per riparare il tutto. Il primo desiderio da soddisfare è una ricca colazione. Successivamente nell’attesa di ritirare i bagagli e poter partire per Puerto Natales ci dedichiamo alla visita della città. Punta Arenas adagiata sulle rive dello stretto di Magellano è una cittadina (ab.130.000) un po’ decadente che gode dei fasti del passato quando, prima dell’apertura del canale di Panama, era un fiorente porto, tappa obbligata sulla rotta Atlantico-Pacifico. Al porto vi sono ancora i residui delle vecchie strutture dei moli a ricordare gli antichi fasti. Tra un rinvio e un altro, i bagagli ci vengono consegnati alle 14.00 e subito prenotiamo presso altra compagnia (Pacheco Bus) un bus per Puerto Natales. Mentre acquistiamo i biglietti e tentiamo, tramite l’impiegato della biglietteria, di prenotare un hostal a Puerto Natales un tedesco ci avvicina e ci segnala un albergo dove lui aveva pernottato il giorno precedente, dicendoci che in ogni caso Puerto Natales è semivuota e non ci sono problemi di alloggio. Partiamo pertanto tranquilli e dopo 3 h di viaggio lungo una strada diritta alle 18.00, con ancora 4 ore di luce, arriviamo a destinazione. Cerchiamo alloggio in alcuni hostales segnalateci ma sono tutti esauriti e contrariamente a quello che ci aveva detto il tedesco non è così facile trovare una sistemazione decente. Casualmente incontriamo una signora che ci offre una cabaña (appartamento) allo stesso prezzo di una camera doppia, dovendo però noi organizzarci per la prima colazione. Acquistiamo anche le escursioni per i due giorni seguenti al parco del Paine e al ghiacciaio Perito Moreno ed i biglietti del bus per Ushuaia del 1 marzo. Puerto Natales è una tranquilla cittadina collocata in un fiordo dell’oceano Pacifico. All’ingresso della città un cartello indica che ci troviamo a 51° 43’ 39” lat. sud e lo riscontriamo dalla temperatura che, nonostante la bella giornata estiva è piuttosto rigida.

 

Puerto Natales 28 febbraio 2012

Dopo un buon riposo notturno al tepore della stufa accesa durante tutta la notte, fatta colazione, ci viene a prelevare, con un monovolume, Adriano che ci farà anche da guida per tutta la giornata. Con noi ci sono anche un ragazzo canadese e due giovani coppie cilene. Dopo un paio d’ore di viaggio arriviamo all’ingresso del Parco avendo come prima tappa il lago Sarmiento. Davanti a noi si ergono le tre torri, che ricordano le tre cime di Lavaredo, che si riflettono sulle acque della laguna Amarga, creando uno scenario suggestivo e unico che ci invoglia a scattare mille foto e a fare numerose riprese video. Tutto il percorso all’interno del parco avviene su sterrato (Km. 150). Dopo aver costeggiato il lago Nordenskjold arriviamo alla cascata Salto Grande, dove la vegetazione circostante (30.000 Kmq) è stata completamente distrutta dal recentissimo incendio doloso del 1 gennaio, che aveva causato la chiusura del parco fino ad un paio di settimane prima. Lo scenario è desolante e sconforta vedere la natura ferita dalla scelleratezza dell’uomo. Proseguiamo per il lago Pehoè eattraversato a piedi un ponte “tibetano” sul fiume Pingo arriviamo sulle rive del lago Grey da dove possiamo ammirare il ghiacciaio e alcuni mini iceberg. Rientrando a Puerto Natales (in totale 290 Km) facciamo una visita alla cueva (grotta) del Milodon che prende il nome da un animale preistorico dai cui resti fossili si è immaginato trattarsi di un enorme orso.

 

Puerto Natales 29 febbraio 2012

Sveglia all’alba e alle 07.00 siamo già sul pulmino guidato da Lalo per l’odierna escursione che si svilupperà per un percorso di 910 Km. avendo, come destinazione, El Calafate in territorio argentino. Dopo circa un’ora cominciamo ad arricchire i nostri passaporti di timbri di uscita ed entrata per le frontiere di Cile-Argentina. Transitati per El Calafate ci dirigiamo verso il Parco dove sono collocate delle passerelle da cui si può ammirare dall’alto il ghiacciaio Perito Moreno. E’ impressionante l’estensione di ghiaccio che appare davanti a noi! Chiamato dalla gente del posto Glaciar Moreno misura 33 Km. di lunghezza, 6 Km. di larghezza e 60 m. di altezza e ciò che lo rende eccezionale rispetto ad altri ghiacciai è la sua avanzata costante (2/3 metri al giorno) con continui distacchi di pareti che vanno a formare innumerevoli iceberg sul sottostante lago Argentino. Pur trovandoci a soli 180 m.s.l.m. si è resa possibile la formazione del ghiacciaio grazie ad un particolare micro clima che ha permesso alle perturbazioni cariche di umidità provenienti dal Pacifico di cristallizzarsi. La seconda parte della visita ci porta a bordo di un enorme catamarano fin sotto le pareti del ghiacciaio dove si percepisce pienamente la sua maestosità.
L’esperienza che viviamo oltre che visiva è anche auditiva a causa del fragore generato dal ghiaccio che cade in acqua. Rientriamo a Puerto Natales quando ormai è notte .

 

Puerto Natales 1 marzo 2012

Alle 07.30 siamo già a bordo del bus della Pacheco con destinazione Ushuaia (km.900) Dopo circa tre ore facciamo un cambio di bus, salendo su quello proveniente da Punta Arenas dove rincontriamo Winfried, il tedesco conosciuto qualche giorno prima. Attraversiamo con un ferry lo stretto di Magellano. Durante la mezz’ora di navigazione, più che il paesaggio naturale piatto e grigio, ci colpisce emotivamente la notorietà storica del posto e il fatto di essere ai confini del mondo. Passata per l’ennesima volta la frontiera Cile-Argentina e percorsi 80 Km. di sterrato attraverso la pampa popolata da mandrie e greggi, riprendiamo la mitica ruta 3, entrando poi in un territorio meno pianeggiante e caratterizzato  da una vegetazione ricca di verde e di laghi. Attraversato il passo Garibaldi (430 m.s.l.m.), pre-arrivo a la fin del mundo, scendiamo ad Ushuaia, città di 59.000 abitanti collocata tra il canale di Beagle e la catena montuosa dei Martial. Avendo la comune necessità di trovare un alloggio decidiamo con Winfried di condividere una stanza di ostello. Da questo momento Winfried (sessantatreenne tedesco professore di chimica-fisica in pensione) sarà nostro compagno di viaggio per la successiva settimana.

 

Ushuaia 2 marzo 2012

Questa città, che noi immaginavamo come un piccolo borgo ai confini del mondo, è invece cresciuta disordinatamente acquisendo importanza come punto di partenza per le crociere dirette in Antartide. Ushuaia (54° 46’ lat. sud), che si fregia della denominazione “culo del mundo”, era nata come colonia penale nel 1906 in quanto oltre all’isolamento geografico ha un clima inospitale dove in un giorno è possibile vivere le quattro stagioni. Della popolazione originaria, gli Yaghan, non vi è più traccia a seguito dello sterminio a causa delle deportazioni e malattie portate dagli invasori europei. Mattinata dedicata alla visita del centro città e al pomeriggio a bordo di un potente catamarano della Candero effettuiamo una escursione sul canale di Beagle fino all’isola Martillo dove c’è una colonia di pinguini di Magellano (tutti neri che d’inverno emigrano nelle coste sud del Brasile) e una colonia di pinguini Papua (con becco e zampe arancio che invece restano nell’isola tutto l’anno). Nel tragitto per arrivare all’Isla de los Estados passiamo per un’altra isola abitata da leoni marini e cormorani e costeggiamo Puerto Williams, base militare cilena.

 

Ushuaia 3 marzo 2012

Mattinata dedicata ad un piccolo trekking sul vicino ghiacciaio Martial, partendo dal refugio de Montaña, dove ci aveva accompagnati un taxi. Più che la vista del ghiacciaio ci incanta l’ampia veduta su Ushuaia e il canale di Beagle che possiamo maggiormente godere da un mirador che raggiungiamo nella nostra escursione. Rientrati in centro città, incontriamo un paletto con alcuni cartelli, i quali indicano la ruta 3 e ci avvisano che Buenos Aires dista 3040 Km. e La Quiaca 5171 Km., ricordandoci che l’Argentina è “lunga”. Rientriamo all’hostal Patagonia Pais per una doccia prima di cena e vediamo che nella nostra stanza si è aggiunta una coppia di fidanzati svizzeri ai quali comunichiamo che ci sarà un po’ di trambusto in quanto ci sveglieremo alle 03.30 del mattino per prendere il bus che ci porterà a Puerto Madryn. La serata è arricchita da una succulenta cena a base di centolla (granchio) che è la specialità del luogo.

 

Ushuaia 4 marzo 2012

Sveglia alle 03.30, e malgrado l’ora, il gestore dell’hostal, ci prepara un caffè e con un taxi raggiungiamo il porto da dove parte il bus. Puntuali alle 05.00 partiamo con la compagnia Taqsa Marga con destinazione Rio Gallegos dove è previsto un cambio di bus e di compagnia (Andesmar bus) e il proseguimento per Puerto Madryn (in Totale Km.2040). Praticamente ripercorriamo a ritroso lo stesso itinerario effettuato durante la tratta Chiloè-Punta Arenas in quanto unica strada percorribile. Durante il percorso si attraversano luoghi che erano state basi militari durante la guerra delle Malvinas (Caleta Olivia), cominciata il 21 maggio 1982. I combattimenti durarono meno di un mese e fu il riemergere di un conflitto iniziato quasi due secoli fa, quando gli inglesi si impadronirono per la prima volta di quelle terre desolate e battute dai venti polari, con Buenos Aires che le ha sempre rivendicate come una legittima eredità dell’impero spagnolo. In nome del petrolio, laggiù la pace non si trova mai.

 

Puerto Madryn 5 marzo 2012

Alle 13.00 siamo a Puerto Madryn e malgrado le 40 ore di viaggio, non siamo stanchi e dopo aver trovato alloggio, sempre in compagnia di Winfried, ci rechiamo in centro per acquistare l’escursione per l’indomani all’area naturale protetta della penisola Valdes (dal 1999 patrimonio dell’Unesco). Visitiamo la cittadina che al di là di un piacevole lungomare e dal fatto che nel periodo da luglio ad agosto si possono ammirare a pochi metri da riva le balene franche-austral non offre nient’altro. Puerto Madryn è rinomato per i ristoranti di pesce, però evidentemente la notorietà anche qui ha indotto i ristoratori a far grande uso di pesce surgelato e pertanto la nostra cena in uno dei più segnalati locali è un po’ una delusione.

 

Puerto Madryn 6 marzo 2012

Di buon mattino anche qui, come consuetudine, passano a prenderci all’Hostal Viajeros e in pulmino condiviso con una decina di persone partiamo alla volta del Parco che si estende per 3600 Kmq., con una costa di più di 400 km. All’ingresso del parco facciamo visita al museo dove è in bella mostra lo scheletro di una balena, proseguendo poi fino a Punta Norte. Durante il tragitto vediamo molte specie di animali quali guanachi, nandù e armadilli e una volta in riva all’oceano, famiglie di leoni ed elefanti marini e pinguini. Non riusciamo però, malgrado che il periodo sia favorevole, a vedere le orche. Pranziamo nel piacevole porticciolo di Punta Piramides che prende il nome dalla conformazione del monte che lo sovrasta e che a suo tempo era un punto di riferimento per i naviganti. Rientriamo all’hostal e salutato Winfried che si fermava ancora a Puerto Madryn, raggiungiamo il terminal bus per partire “da soli” alla volta di Bahia Blanca (Andesmar Bus Km.650).

 

Bahia Blanca 7 marzo 2012

Dopo una notte di viaggio, arriviamo a Bahia Blanca, sotto un violento acquazzone di tipo tropicale. Fortunatamente il terminal dei bus è di nuova costruzione e offre un’ampia area coperta e confortevole e, in attesa che cessi di piovere, facciamo colazione. Il nostro programma prevede di fermarci un solo giorno e di poter ripartire già in serata per Buenos Aires. Sapendo che esiste un collegamento ferroviario tra Bahia Blanca e Buenos Aires, ci alletta l’idea di provare l’esperienza di un viaggio su un treno argentino. Lasciati pertanto i bagagli al deposito, ci dirigiamo alla volta della stazione ferroviaria per informarci su orari e tariffe. Apprendiamo che il servizio, svolto tre volte alla settimana è previsto proprio in serata, per cui acquistiamo i biglietti in classe top (delle tre previste) anche perché il prezzo è contenuto ed inferiore alle tariffe dei bus (circa 17 € per percorrere 850 km.). Soddisfatti di aver potuto confermare le nostre intenzioni, dedichiamo l’intera giornata alla visita della città. Forse attratti erroneamente dal nome della città, le nostre aspettative di trascorrere alcune ore in spiaggia e poter fare una bella nuotata vengono disattese: Bahia Blanca non ha una spiaggia vicina e il suo sbocco al mare è occupato da un porto industriale che ci ricorda molto Portomarghera. Nel tardo pomeriggio rientriamo al terminal per ritirare i bagagli e raggiungere la stazione ferroviaria con un “colettivo” (bus urbano). Scendendo da questo mezzo, con valigia e zaino, Giuseppe, appoggiando con un balzo il piede destro su un tubo di plastica di scolo per l’acqua piovana che cede sotto il peso, si infortuna alla caviglia destra. Con Giuseppe zoppicante, raggiungiamo la stazione e constatiamo che tutto il treno è vetusto e arrugginito e che la nostra top class assomiglia più a una nostra vecchia terza classe. Immaginate voi come si presentavano i posti di categoria inferiore. Sistemati nei nostri posti riservati, riscontriamo che l’infortunio di Giuseppe è molto più grave di quello ipotizzato: la caviglia è gonfia e dolorante, pertanto Gianni va subito a cercare del ghiaccio che trova nell’attigua carrozza, che aveva la velleità di chiamarsi “ristorante“. Partiamo alle 19.30, ancora con la luce del sole. Subito constatiamo che il viaggio (15 ore), purtroppo non sarà certo confortevole come quello in bus: pur a velocità ridotta la carrozza è soggetta a sobbalzi e “sballottamenti” che diventeranno sempre più accentuati durante la notte nell’attraversamento della sierra (montagna). E’ una notte infernale per Giuseppe che con la caviglia sempre più dolorante risente molto di più dei disagi del viaggio sul fatiscente treno argentino.

 

Buenos Aires 8 marzo 2012

Arrivando a Buenos Aires il treno attraversa la lunga periferia di baraccopoli e quartieri popolari e alle 10.30 giungiamo alla stazione Constitucion.

Appena scesi dal treno ci rendiamo conto che l’infortunio di Giuseppe è più serio del previsto tanto che per arrivare al taxi impieghiamo quasi mezz’ora, costretto egli stesso, a  saltellare e senza mai appoggiare a terra il piede infortunato per i forti dolori. Fortunatamente avevamo già prenotato l’albergo (hotel Central) che l’amico Rino ci aveva segnalato in zona centrale, a pochi metri dall’obelisco. Oltre alle difficoltà fisiche abbiamo anche problemi di pagamento dell’albergo (che ci è richiesto anticipatamente) in quanto la carta di credito prepagata, come già riscontrato in precedenza in territorio argentino non è accettata, come non è accettato il bancomat. Siamo costretti pertanto a cambiare euro o dollari anche perché i prelievi presso sportelli automatici sono soggetti a forti commissioni. Sistemate le formalità, mentre Giuseppe riposa, Gianni esce per comprare delle pomate e ghiaccio sintetico e del cibo per pranzo. Gianni pertanto è costretto a prendere conoscenza della città da solo, percorrendo a piedi il “micro centro”.

 

Buenos Aires 9 marzo 2012

Al mattino, malgrado un giorno e una notte di assoluto riposo con applicazione di “voltaren” e ghiaccio, Giuseppe non riesce ad appoggiare il piede a terra. Prendiamo in considerazione l’ipotesi di rivolgerci ad una struttura sanitaria, cosa che però richiede l’attivazione preliminare della polizza sanitaria che avevamo sottoscritto prima di partire. Chiediamo informazioni via e-mail sulla modalità di attivazione a Veronica dell’agenzia di viaggio di Mestre che gentilmente e in tempi stretti ci risponde. La polizza prevede anche un rientro anticipato in Italia, cosa che in un primo momento prendiamo anche in considerazione ma che rinviamo come decisione ai due/tre giorni successivi visto che la sosta a Buenos Aires era comunque prevista. Pertanto Giuseppe resta in albergo mentre Gianni esce e si reca nel quartiere della Boca visitando la zona storica di Caminito e lo stadio della Bombonera dove gioca il Boca Juniors e che vide diventar famoso Maradona. All’ora di pranzo Gianni rientra all’hotel per portare un “pranzo caldo” all’infortunato e conclude la giornata visitando Plaza de Mayo, la Cattedrale e la Casa Rosada.

 

Buenos Aires 10 marzo 2012

E’ sabato, e il tubillo (caviglia) di Giuseppe, costantemente sotto osservazione, sembra che lentamente si sgonfi, anche se il dolore persiste. Ciò ci fa supporre che si tratti di slogatura e non di frattura e quindi Giuseppe continua nelle applicazioni massicce di pomata e ghiaccio e quindi escludiamo il ricorso a visita ospedaliera. Gianni continua, in solitaria, la visita della Capitale muovendosi ormai agevolmente per la città servendosi della funzionale metropolitana e degli affollati bus urbani. L’odierno itinerario consiste nel veder il quartiere Palermo con Plaza Italia, la Recoleta, Plaza San Martin e Puerto Madero costeggiato dal Rio Achuelo, il vecchio porto ora trasformato in una lussuosa zona di passeggio, shopping e rinomati ristoranti. Parlando con la gente e sentendo che sei italiano, tutti conoscono qualcuno o hanno un parente che anni addietro è venuto da Messina o Milano o Caserta o....

 

Buenos Aires 11 marzo 2012

E’ l’ultimo giorno programmato a Buenos Aires. Giuseppe se pur a fatica e aiutato da una cavigliera riesce ad appoggiare il piede a terra e pur lentamente a camminare. Decidiamo di uscire entrambi e di visitare la città utilizzando il city-bus turistico. Questa soluzione permette a Giuseppe di prendere almeno visione della città anche se non approfonditamente. Nel tour attraversiamo zone già visitate da Gianni nei giorni precedenti quali: Plaza de Mayo con la casa Rosada, San Telmo, la Boca, Retiro, Palermo. Ci fermiamo alla Recoleta dove dopo aver pranzato visitiamo il Cimitero Monumental dove è sepolta Evita Peron. Appena fuori dal cimitero si estende un enorme parco con un brulicare di persone che passeggiano tra le decine di bancarelle di un mercatino artigianale e con gruppi musicali il cui suono si sentiva già dentro il cimitero. Inusuale per le nostre abitudini questo contrasto. Riprendiamo il city-bus successivo per giungere nelle vicinanze di Plaza de Mayo che visitiamo a piedi con l’annessa Cattedrale dove c’è la tomba del generale San Martin, eroe sud-americano. Rientrando in albergo percorriamo una strada che costeggia la sede del Banco de Argentina sul cui marciapiede una lunga serie di targhe ricordano i dipendenti scomparsi (desaparecidos) durante la dittatura, a cavallo tra gli anni settanta e ottanta. A fine giornata, decidiamo di continuare il viaggio dopo che Giuseppe ha verificato, seppur faticosamente, di poter camminare. Anche se vissuta brevemente, Buenos Aires, bellissima città in stile europeo, ricca di parchi, monumenti e palazzi moderni esprime tuttavia il contrasto della situazione argentina e di tutto il sud america, tra ricchezza riposta su un numero ristretto di persone e la povertà largamente diffusa. Infatti pur in centro città abbiamo notato persone, anche giovani, dormire in strada e rovistare nei contenitori di immondizie.

 

Colonia del Sacramento 12 marzo 2012

Al mattino in taxi raggiungiamo Puerto Madero e il terminal marittimo Buquebus dove ci imbarchiamo per l’Uruguay. Il terminal è modernamente attrezzato e le procedure d’imbarco sono analoghe a quelle di un aeroporto. Alle 09.30 si salpa, mentre inizia a piovere in modo dirompente, impedendoci di godere dalla nave, che si allontana dalla costa, il panorama circostante. Il Rio de la Plata che stiamo attraversando è di un colore scuro che sotto la pioggia battente assume un aspetto impressionante. Dopo tre ore approdiamo in Uruguay a Colonia del Sacramento, città coloniale che nel periodo estivo richiama numerosi villeggianti locali e dalla vicina Argentina. Alloggiamo all’Hostal El Español. Tra un’alternanza di pioggia e schiarite visitiamo al pomeriggio la Ciudadela, che un po’ ci delude rispetto a quanto era stata decantata sulle guide. L’hostal dove alloggiamo è giovane ed informale ed essendo dotato di cucina comune, alla sera, ci mettiamo ai fornelli e prepariamo una cena ………… con uova al tegame.

 

Colonia del Sacramento 13 marzo 2012

Colonia ha un lungomare di una decina di chilometri e noi, prese due bici a noleggio andiamo a percorrerlo, alleggerendo così a Giuseppe il percorso a piedi e considerando che alle 14.00 abbiamo il bus per Montevideo. Costeggiamo il Rio de la Plata, che qui assume un colore marrone a causa del fondale e che non invoglia certo a fare il bagno, pur se, così ci dicono, l’acqua è pulita. Pedalando, raggiungiamo una grande Plaza de toros dismessa già agli inizi del ‘900. Rientrando in città ci fermiamo in alcuni angoli tra dune di sabbia e vegetazione dove ammiriamo bei scorci panoramici della costa. Puntuale parte il bus (Turil Bus) che dopo 2 ore e mezza di viaggio, attraverso una verde pianura ricca di pascoli e fazendas, ci porta a Montevideo. Dopo una prima difficoltà a reperire telefonicamente un albergo libero in zona centrale troviamo su indicazione dell’ufficio informazioni del terminal, un hostal (Ibirapità) con posti disponibili e situato nelle vicinanze. L’hostal, gestito da un ragazzo argentino (Luis) era al suo primo giorno di apertura e noi eravamo i primi clienti, e questo ha fatto si che, nonostante si trattasse di un ostello, fossimo trattati come al “grand’ hotel”. Alla sera usciamo per visitare la vecchia Montevideo e ceniamo in una tipica osteria assaporando la vera parrilla (grigliata) di carne servitaci al tavolo su un braciere. Il nome Montevideo deriva dal fatto che i primi naviganti, per individuare la nuova piccola cittadina sorta sul mare alle pendici di alcuni monti prendevano come riferimento il sesto monte da est a ovest (monte VI De Este-Oeste).

 

Montevideo 14 marzo 2012

Al terminal bus vediamo uno stand che pubblicizza il tour-bus della città. Avendo già sperimentato questa formula per una prima conoscenza in modo veloce di altre città cogliamo questa opportunità e compriamo i biglietti per il pomeriggio. Dopo aver trascorso la mattinata nel centro storico e visitando il vecchio mercato adiacente al porto ormai diventato purtroppo un insieme di bancarelle e ristoranti per turisti, siamo soddisfatti nel mangiare le più buone empanadas di tutto il viaggio. Alle 15.00 ci facciamo trovare al punto di ritrovo e iniziamo il tour. La guida, uno dei tanti uruguayani di origine italiana, ci accompagna per una Montevideo piacevole, ben curata, ricca di parchi con una spiaggia di oltre 15 Km. che pur costeggiata da grattacieli non è deturpata, ricordando un po’ le brasiliane Copacabana e Ipanema. L’ambiente risulta a misura d’uomo dove i ritmi non sono certo frenetici e lo testimoniano le moltissime persone che passeggiano per le vie con un thermos di acqua calda sottobraccio e in mano il tipico vaso chiamato mate con dentro una cannuccia (bombilla) con la quale sorseggiano in modo rituale la bevanda di “hierba mate”. Terminato il tour rientriamo all’hostal fermandoci al terminal per acquistare i biglietti per la notte del giorno seguente con destinazione Salto, nella zona nord ovest dell’Uruguay ai confini con l’Argentina, punto obbligato di passaggio per poter poi transitare, varcando il fiume Uruguay, nella città argentina di Concordia da dove poter prendere il bus con destinazione Puerto Iguazù, non essendo previsto alcun collegamento diretto da Montevideo.

 

Montevideo 15 marzo 2012

Abbiamo tutta la giornata a nostra disposizione in quanto il bus per Salto è alle 24.00. La nostra prima meta è lo stadio di calcio del “Centenario”: è ormai un monumento storico, costruito alla fine degli anni venti e che vide lo svolgimento del primo campionato del mondo di calcio del 1930 con vincitore lo stesso Uruguay. Annesso allo stadio visitiamo il museo del football dove fanno bella mostra trofei e foto delle più importanti Nazionali del mondo. Ricordandoci dei luoghi visti in tour il giorno precedente raggiungiamo con un colettivo urbano la rambla, l’ interminabile lungomare che costeggia la capitale. Trascorriamo alcune ore di relax degustando una frittura di pesce in un chiosco e sdraiandoci al sole sulle dune di sabbia come dei tranquilli vacanzieri facendo così riposare la caviglia di Giuseppe. Alla sera rientrando con i mezzi pubblici abbiamo ulteriore conferma sul sistema di vita apparentemente spensierato in quanto anche gli autisti ascoltano a tutto volume la radio che trasmette radiocronache di partite di calcio catalizzando l’attenzione dei passeggeri. Preleviamo i bagagli all’Hostal salutando calorosamente Luis e la sua socia ringraziandoli dell’ottimo trattamento riservatoci e ci dirigiamo al terminal.

 

Concordia 16 marzo 2012

Giungiamo a Salto alle 06.00 (490 Km.) e dopo un’ora prendiamo il bus per Concordia (70 Km.) rientrando pertanto per l’ennesima volta in territorio argentino. Per prima cosa acquistiamo i biglietti per Puerto Iguazù e fortunatamente troviamo gli ultimi due posti disponibili per la corsa serale. Con questa prenotazione concludiamo un programma di trasferimento da Montevideo a Iguazù (1650 Km.) che sulla carta inizialmente presentava molte incertezze di coincidenze ed orari. Abbiamo quindi un’intera giornata a nostra disposizione e cominciamo, dopo una ricca colazione, la scoperta di questa cittadina che non rientrava nei nostri programmi di visita. Dopo aver visto l’animatissimo centro ci dirigiamo verso il parco Costanera che si estende lungo il fiume Uruguay le cui rive sono di fatto la spiaggia per gli abitanti di Concordia. Dopo aver gustato un ottimo filetto di manzo in una piccola trattoria a gestione familiare scoperta dopo aver molto camminato (con la goduria della caviglia di Giuseppe) ci riposiamo in riva al fiume assaporando la piacevole brezza. Tornati al terminal con sufficiente anticipo sull’orario di partenza del bus, come ci era stato richiesto, apprendiamo che il bus proveniente da Buenos Aires non entra nella città di Concordia ma passa direttamente sulla statale a circa 20 Km. e fa fermata su richiesta. Dobbiamo pertanto essere li accompagnati da un’auto privata, messa a nostra disposizione dalla compagnia, ed essendo il bus in ritardo di un paio d’ore a causa del traffico di fine settimana (è venerdì), siamo costretti ad una attesa che si ripartisce fra il terminal e il punto di fermata sulla statale vicino ad un posto di blocco della polizia argentina che controlla il traffico di contrabbando. Sono le 21.15 ed è già notte e quando saliamo a bordo tutti dormono ma, a comprova dell’ottimo servizio fornito dalla compagnia Tigre Iguazù Bus, ci viene ugualmente servita la cena. Ci aspettano 1080 Km.

 

Puerto Iguazù 17 marzo 2012

Quando ci svegliamo alle primi luci dell’alba, siamo già nella provincia di Misiones e cogliamo subito il cambiamento di vegetazione che ora è decisamente di tipo tropicale. Puerto Iguazù è una piccola cittadina che noi abbiamo scelto quale base per la visita alle cascate, preferendola alla più caotica Foz do Iguassù collocata in territorio brasiliano. Qui confinano tre stati (Brasile, Argentina e Paraguay) e mentre i profitti turistici delle cascate vanno a Brasile e Argentina, il Paraguay, estromesso da tali benefici, ha reso la città di confine Ciudad del Este punto franco, attirando in tal modo un gran flusso di visitatori per l’acquisto a prezzi convenienti di mercanzie, in particolare prodotti elettronici. Alloggiamo all’Hostal Peter Pan prenotato già telefonicamente, e subito dopo andiamo ad informarci su orari e sistemi di visita delle cascate oltre agli orari dei bus per Asuncion (nostra prossima meta). Qui scopriamo che da Puerto Iguazù (Argentina) non vi sono collegamenti diretti con Asuncion (capitale del Paraguay), ce n’è uno da Foz do Iguassù (Brasile) ma all’una di notte; ci dicono però che vi sono collegamenti più frequenti da Ciudad del Este (Paraguay). Decidiamo pertanto di andare nel pomeriggio al terminal di Ciudad del Este con un colettivo per acquistare i passaggi per martedì 20. Per arrivare nella città paraguayana (25 Km.) occorre transitare attraverso le dogane dei tre stati. Mentre le normali formalità di controllo sono rispettate in Argentina ed in Brasile, in Paraguay, in virtù del fatto che siamo in zona franca, non vi è nessun controllo nè timbrature dei passaporti e i colettivi che collegano Puerto Iguazù a Ciudad del Este non si fermano nemmeno al posto di dogana. Ci rendiamo conto che questo sarà per noi un inconveniente quando dovremo partire per Asuncion e avremo la necessità del visto d’ingresso in Paraguay per poi poterne uscire senza problemi. Il confine è posto sul fiume Iguazù e il posto di dogana è alla fine di un lungo ponte, da dove inizia un’infinità di negozi, bancarelle, ambulanti e traffico caotico con gran vociare di venditori che offrono di tutto. Pur essendo sempre in Sud america, Cile e Argentina ci sembrano la “svizzera” in confronto a ciò che ci troviamo di fronte. In particolare, in prossimità del terminal, è un susseguirsi di “capanne” costruite con sacchi per l’immondizie dove la gente vive cucinando con fuochi a terra e cammina in mezzo a rivoli di fognatura a cielo aperto. Comprati i biglietti, per pagare i quali abbiamo dovuto obbligatoriamente cambiare dollari in guarani presso un cambiavalute ambulante (senza fregature), rientriamo a Puerto Iguazù uscendo liberamente dal Paraguay ma ovviamente fermandoci alle dogane brasiliana e argentina arricchendo la nostra “collezione” di timbri sui passaporti.

 

Puerto Iguazù 18 marzo 2012

Sistemate le formalità relative al proseguimento del nostro viaggio, possiamo dedicarci tranquillamente alla visita delle cascate riservando la prima giornata al versante argentino ed il giorno seguente al lato brasiliano. Le “Cataratas”, scoperte nel 1542 dai primi colonizzatori europei, sono generate da un brusco salto di circa 80 metri che il fiume Iguazù compie dopo essersi diramato in una miriade di canali dove scogli, rocce ed isole nascoste danno origine alle innumerevoli cascate. Pertanto in questa prima giornata, svegliandoci di buon mattino, facciamo colazione all’hostal Peter Pan e con bus locale raggiungiamo l’ingresso del Parco che dista una ventina di chilometri. Il Parco è vastissimo tanto che per raggiungere i vari punti di osservazione delle cascate viene utilizzato un trenino che come prima destinazione ci porta alla stazione de “las cataratas”, da dove si diramano varie passerelle su tre diversi livelli di altezza per poter meglio ammirare l’imponenza di questo meraviglioso spettacolo della natura. Percorsi il “paseo superior” e quello “inferior” scendiamo lungo un ripido e tortuoso sentiero fino alla riva del bacino di raccolta delle acque delle cascate al cui interno si erge l’isola San Martin che raggiungiamo con una piccola imbarcazione. Una volta saliti sulla sommità dell’isola ci appare la visione panoramica di tutte le cascate del versante argentino su un arco di un paio di chilometri di ampiezza dove, ogni secondo, si riversano migliaia di metri cubi di acqua. Scesi dalla sommità dell’isola ci rinfreschiamo nelle acque alla base delle cascate che ci aspettavamo molto fredde ma che con nostra sorpresa hanno invece una gradevole temperatura. Rientriamo alla stazione de “las cataratas” attraversando la foresta pluviale, pullulante di una  flora e di una fauna veramente uniche con migliaia di specie di insetti, centinaia di varietà di uccelli e di una moltitudine di mammiferi e rettili. Vista l’ora e la presenza di numerosi visitatori è difficile poter vedere molti animali; riusciamo a sentire il canto di molti uccelli nascosti tra gli alberi e a vederne alcuni; veniamo attorniati da molti coatimundu (animale imparentato con il procione) che ormai abituati alla presenza dell’uomo, si avvicinano per chiedere del cibo. Proseguiamo con il trenino fino alla stazione “Garganta del diablo” da dove, percorrendo una passerella che attraversa il rio Iguazù, raggiungiamo la piattaforma collocata sopra ad uno degli spettacoli naturali più entusiasmanti dell’intero pianeta. Durante questo percorso osserviamo nelle acque del fiume degli enormi pesci somiglianti ai pescegatto chiamati “surubi”, di cui poi alla sera avremo modo di degustare deliziosi tranci cotti alla “parilla” (alla brace) in un ristorante di Puerto Iguazù.

 

Puerto Iguazù 19 marzo 2012

Servendoci sempre di bus locali raggiungiamo l’entrata del Parco sul lato brasiliano, da dove con una navetta arriviamo direttamente all’inizio di un sentiero che percorriamo per circa 1.5 Km., ammirando le incantevoli vedute del lato argentino delle cascate (che il giorno prima avevamo percorso a lungo), della giungla e del fiume sottostante, fino a raggiungere il “Salto Floriano” investiti dagli schizzi portati dal vento costante creato dalla caduta delle acque. Una passerella ci conduce ad una piattaforma che giunge fin sotto alla “Garganta del Diablo” dove, immersi in un fragore assordante ammiriamo il fiume da un’altra direzione osservando i numerosi arcobaleni che si formano tra gli spruzzi d’acqua. Seppur più breve, la visita del parco nel versante brasiliano permette una veduta a “grandangolo” di tutte le cascate non possibile nel lato argentino dove invece sono molto più vicine e diventa difficile una visione d’insieme. Per questo motivo è indispensabile visitare entrambi i lati delle cataratas. Al rientro a Puerto Iguazù tentiamo nuovamente di risolvere il problema del visto d’ingresso in Paraguay rivolgendoci al Consolato che però ci conferma che solo al posto di frontiera è possibile espletare questa operazione.

 

Asuncion 20 marzo 2012

Dobbiamo raggiungere Ciudad del Este dove abbiamo il bus per Asuncion alle 12.30, ma anticipiamo la partenza da Puerto Iguazù in quanto abbiamo l’incognita sul modo in cui potremo farci apporre il “benedetto” visto d’ingresso in Paraguay. Saliti sul bus ci viene nuovamente confermato che non è prevista fermata al confine e concordiamo quindi con l’autista di farci scendere per poi raggiungere il terminal bus con altri mezzi. Gli autisti qui guidano e parlano con i passeggeri, contemporaneamente fanno i biglietti, contano i soldi, danno il resto, telefonano (ma quante mani hanno?). Durante il percorso familiarizziamo con il conducente (Gianni lo aiuta a contare i biglietti venduti) e informato anche del problema alla caviglia di Giuseppe, questi decide di fermarsi alla dogana e di attenderci. Ciò ci rincuora e così avviene però, quando usciamo dagli uffici doganali con apposto il visto sul passaporto, ci accorgiamo che il bus (con a bordo le nostre valigie) non c’è più. Dopo un attimo di smarrimento, vediamo che è ad un centinaio di metri di distanza in quanto l’autista, pressato dai poliziotti, ha dovuto proseguire seppur lentamente per permettere nel caotico traffico il passaggio degli altri mezzi. Siamo costretti pertanto a rincorrere il mezzo che continuava a proseguire, con uno sforzo ed una sofferenza enorme da parte di Giuseppe, quando a Gianni gli si apre lo zaino facendo cadere sulla strada parte del contenuto, creando ulteriore complicazione per il raggiungimento del bus. Alla fine dopo tutti questi inconvenienti, anche comici a posteriori ma drammatici al momento, raggiungiamo il bus e saliamo a bordo con grandi cenni di compiacimento di tutti i passeggeri e arrivati al terminal, offriamo al nostro disponibilissimo autista un meritato caffè. Malgrado tutto, alle 12.30 partiamo puntuali per Asuncion (Guarani Bus). Attraversiamo la pianura del Paraguay da est a ovest (325 Km.), raggiungendo la capitale alle 18.30. Durante il viaggio possiamo mangiare dei gustosi panini con cotoletta acquistati da venditori che salivano a bordo per brevi tratti, con la compiacenza degli autisti, e di tipici prodotti locali chiamati “chipper”, che sono una via di mezzo tra i taralli e i bussolai chioggiotti. Quando arriviamo è già buio e per comodità troviamo alloggio nelle vicinanze presso l’Hotel Central.

 

Asuncion 21 marzo 2012

Entriamo nel vero clima sud americano: già durante la notte temperatura oltre i 30°, umidità altissima e nelle strade traffico caotico, gran vociare e mercati pittoreschi. Avendo deciso di dedicare una sola giornata alla visita della città andiamo direttamente in centro, che dista un paio di chilometri dal nostro albergo. La città si estende lungo il fiume Paraguay sulle cui rive si affaccia il palazzo presidenziale e a pochi metri dallo stesso una favela dove i militari a guardia del palazzo, appena ci vedono, ci sconsigliano di entrarci. A poca distanza si trova anche il palazzo del Parlamento e notiamo nella piazza attigua un grosso spiegamento di militari e sentiamo musica a tutto volume: c’è una manifestazione popolare a difesa delle acque del fiume Paraguay e contro lo sfruttamento e l’inquinamento delle stesse da parte del Brasile. Pranziamo in un ristorante frequentato da impiegati mangiando una zuppa di pesce che, pur essendo di pesce di fiume, è saporitissima. Nel pomeriggio inizia a piovigginare e ci dedichiamo alla visita della Cattedrale. Rientrando in albergo sostiamo in un grande mercato dove acquistiamo vari tipi di frutta che costituiranno la nostra cena.

 

Asuncion 22 marzo 2012

Prossima tappa è la città di Salta nel nord-ovest dell’Argentina. Non essendoci collegamento diretto da Asuncion dobbiamo transitare per la città argentina di Resistencia dove è necessario un cambio di bus. Alle 12.30, con un’ora di ritardo, partiamo e dopo sei ore e 400 Km. di percorrenza arriviamo nuovamente in territorio argentino spostando le lancette dell’orologio indietro di un’ora. Transitando alla frontiera, contornata da pozzanghere e fango, segno di un recente acquazzone, siamo sottoposti da parte argentina a esasperati controlli sui bagagli. La dogana argentina fa scaricare i bagagli dai bus per sottoporli agli scanner da personale indossante casacche con la scritta “maleteros” (letteralmente valigiai). Al primo momento pensavamo fossero doganieri e non facchini in quanto effettuavano sui passeggeri terrorismo chiedendo fatture delle apparecchiature elettroniche al solo scopo di ottenere delle mance. A Resistencia, cambiando bus, cambiamo anche compagnia (da El Polqui Bus a Tigre Iguazù Bus); Viaggiamo tutta la notte comodamente in “cama” (Km.875) e alle 08.30 del mattino arriviamo a Salta.

 

Salta 23 marzo 2012

Salta pur essendo una grande città (470.000 abitanti) conserva ancora la piacevole atmosfera dei centri minori con molti edifici coloniali, splendidi musei, romantici caffè sulla Plaza e la musica folklorica dal vivo delle sue famose peñas. La peña era un tempo un bar o un circolo sociale dove le persone mangiavano, bevevano e si riunivano per suonare o ascoltare musica. Ora le peñas si sono trasformate in locali frequentati soprattutto dai turisti con spettacoli programmati. Salta è un ottimo punto base per visitare tutta la regione andina del nord-ovest argentino e pertanto, con l’ausilio di un’agenzia, ci programmiamo le escursioni per i giorni di permanenza in zona. Alloggiamo in centro all’hotel Munay e iniziamo a conoscere la città. Pranziamo in un tipico ristorante mangiando “locro” (zuppa di mais e carne). La serata la passiamo nella ”peña” La Panaderia dove cenando ascoltiamo musica dal vivo eseguita da vari gruppi.

 

Salta 24 marzo 2012,

Nostro intento iniziale era di effettuare il percorso del famoso “tren a las nubes”, la famosa tratta ferroviaria che partendo dai 1187 m. di Salta arriva ai 4220 m. de La Polvirilla attraversando uno stupefacente viadotto alto 64 m. e lungo 224, ma dobbiamo rinunciare perché il servizio si attiverà a partire dal mese di aprile, inizio della stagione secca. Ripieghiamo nell’effettuare lo stesso percorso in auto costeggiando in parte la ferrovia, non meno spettacolare pur non avendo tuttavia l’emozione di viaggiare sul caratteristico treno. Risaliamo per la coloratissima Quebrada del Toro e arriviamo al paesino di Santa Rosa de Tastil (3100 m.) e successivamente proseguiamo per San Antonio de Los Cobres, dove pranziamo. In seguito, percorrendo la Ruta 40, raggiungiamo la Salinas Grande, salar che ricorda, in piccolo, quello di Uyuni che avevamo attraversato nel nostro viaggio di due anni fa. Saliamo al Passo Alto del Morado (4170 m.) dove siamo incantati dalla spettacolare vista della Cresta del Lipan e delle valli sottostanti con l’ardita strada che si inerpica a serpentina. Visitiamo successivamente il pittoresco paese andino di Purmamarca dominato dal Cerro de Los Siete Colores, una formazione rocciosa di forma frastagliata e fantastica, composta appunto da 7 strati di colori diversi generati da differenti tipi di minerali. Tutta questa vallata, un tempo zona di fiorenti miniere attualmente dismesse, è ora sotto l’attenta protezione dell’Unesco. Rientriamo a Salta dopo aver percorso durante la giornata 520 Km. di cui 170 di sterrato.

 

Salta 25 marzo 2012

La seconda giornata di escursione è dedicata alla cittadina di Cafayate, secondo centro argentino per la produzione di vini di qualità. Passiamo per la Valle de Lerma, dove ai lati della strada si estendono immense piantagioni di tabacco, e la Quebrada de Conchas sostando in posti caratteristici (El Castillo, Anfiteatro e Tre Croci) dove la natura si è sbizzarrita creando conformazioni rocciose da forme e fantastici colori. A Cafayate pranziamo nella piacevolissima piazza dopo essere andati a visitare una delle famose cantine e ad assaggiare i loro vini e dove, nuovamente in Argentina, cogliamo l’impronta dell’immigrazione italiana. Nel ritorno a Salta entriamo nella Valle Calchaquies, che prende il nome dal fiume che l’attraversa e dall’antica popolazione che combattè indomita contro l’occupazione spagnola. In questa giornata abbiamo percorso 410 Km.

 

Salta 26 marzo 2012

La giornata è dedicata ad una lunga escursione (518 Km.) alla Quebrada de Humahuaca. Viaggiamo in auto in quanto oltre al chauffeur-guida Hassan (argentino con padre libanese e madre milanese) con noi ci sono solo altri due ragazzi argentini (Mauricio e Virna). Come prima tappa ritorniamo al piacevole villaggio andino di Purmamarca dove si aggrega una ragazza francese (Virginie). Proseguiamo per Pucara di Tilcara, importante sito archeologico pre-incaico della popolazione Humahuaca scoperto dagli italiani Ambrosetti e Benedetti. Il sito ben rappresenta com’era strutturato un  villaggio a quel tempo con particolare attenzione alla posizione sempre strategica alla sommità di un monte con ampia visione delle sottostanti vallate. Nel tragitto per raggiungere il paese di Humahuaca ci fermiamo al cippo che indica il passaggio della linea ideale del Tropico del  Capricorno. Humahuaca sembra essere stata meno toccata dal turismo rispetto ad altre località più a sud e ciò contribuisce al suo fascino. E’ il centro abitato principale della Quebrada, ed è anche il più suggestivo e ricco di colore locale, con le sue strade acciottolate, le case in adobe (mattoni crudi di argilla) e le graziose piazze. Dalla piazza principale si erge una scalinata verso il monumento a la “Independencia” che esprime il dramma delle culture indigene sopraffatte dalla colonizzazione europea. Nel rientro ci fermiamo alla Chiesa di San Francesco di Paola, famosa per i dipinti della scuola cusqueña che rappresentano i cosidetti “angeli con l’archibugio”. Lungo la strada che ci porta a Jujuy, da dove prenderemo l’autostrada per Salta, veniamo attratti da una montagna colorata chiamata “pastel del pintor” che ricorda la tavolozza di un pittore, dove è impossibile non fermarsi per fare delle foto.

 

Salta 27 marzo 2012

Dopo tre giornate intense di escursioni ci concediamo tempi più rilassati svegliandoci un po’ più tardi permettendo maggior riposo alla caviglia di Giuseppe che malgrado unguenti e fasciature, è sempre dolorante. Rimaniamo in città visitando il museo de arqueologia e de alta montaña che offre un panorama esplicativo della cultura inca e dove sono conservati i corpi mummificati di tre ragazzi (esposti a turno ogni sei mesi), rinvenuti nel 1999 sulla cima del vulcano Llullaillaco che come era tradizione dell’epoca erano stati sacrificati. Nel pomeriggio sempre in città visitiamo il “cubildo” (municipio coloniale), la chiesa di San Francisco de la Viña, la Cattedrale, Plaza 9 de Julio per finire verso sera al movimentato mercato coperto.

 

Salta 28 marzo 2012

Sveglia all’alba e, malgrado l’ora, in albergo ci servono ugualmente la colazione. Raggiungiamo in taxi il terminal dove alle 06.30 partiamo per Guemes, cittadina a 50 Km. dove, dopo 2 ore di attesa prendiamo il bus de la Veloz del Norte per Santa Cruz de la Sierra in Bolivia (930 Km.). Transitiamo per Salvador Mazza-Yacuiba, una delle due frontiere di accesso alla Bolivia (l’altra più a ovest è La Quiaca), solo di recente dotata di struttura di controllo mentre in tempi passati i visti di transito era necessario farli apporre a Salta o Jujuy. Ciò nonostante le operazioni doganali sono lunghe (2 ore) ed estremamente burocratiche. Fin dalla partenza da Guemes l’equipaggio del bus (La Veloz del Norte) si presenta molto attento e cortese nei nostri confronti (unici stranieri a bordo) assegnandoci dei posti più comodi e tranquilli e consigliandoci un albergo a Santa Cruz da loro stessi utilizzato e vicino al terminal, sconsigliandoci di addentrarci, vista l’ora di arrivo (01.30 di notte), nel centro città per motivi di sicurezza.

 

Santa Cruz de la Sierra 29 marzo 2012

L’indicazione dataci per la scelta dell’albergo (Hotel Jenecherù) si rivela ottimale sia dal punto di vista logistico che per la qualità del servizio. Con un colettivo raggiungiamo facilmente il centro città dove era in atto una manifestazione del settore sanitario con il coinvolgimento anche degli studenti universitari che indossavano delle maschere tanto da rendere la protesta, espressa con musiche e canti, simile ad una sfilata di carnevale. Di per se stessa la città di Santa Cruz non offre grandi attrattive anche se era importante visitarla per avere una visione più completa del contesto boliviano. E’ la città più industrializzata della Bolivia e la regione di cui ne è capoluogo è la più ricca del Paese e gli abitanti nutrono propositi secessionisti. Dedichiamo parecchio tempo all’enorme mercato de “Los Pozos”, una vera kasba, dove ogni zona è dedicata alla vendita di un ben preciso settore merceologico. Di seguito, la chiesa di San Francisco con annesso campanile dalla cui sommità si domina la città e la Plaza 24 Septiembre concludono la nostra visita giornaliera alla città. La sera ceniamo all’aperto in un locale molto popolare vicino all’albergo in mezzo a bancarelle e ad un gran andirivieni di persone che facevano sembrare il luogo un grande mercato.

 

Santa Cruz de la Sierra 30 marzo 2012

E’ una giornata che trascorriamo in tranquillità in città; rinunciamo, seppur dispiaciuti, alla visita delle missioni gesuite e della zona che vide le ultime gesta e la morte di Che Guevara, in quanto avrebbero richiesto almeno tre giorni di prolungamento del viaggio creando difficoltà al nostro programma. Alla sera andiamo a prendere il bus per Cochabamba; il terminal è invaso da una moltitudine di persone, musiche e suoni e dove quasi tutte le donne vestono abiti tipici che danno “colore”. Inoltre addetti delle compagnie e intromettitori  offrono passaggi gridando il nome delle località di destinazione: ci sembra di essere in un film !!! Alle 20.30 con la compagnia Bolivar Bus partiamo con arrivo previsto alle 07.30 del mattino seguente dopo 500 Km.

 

Cochabamba 31 marzo 2012

Come ci era successo due anni fa anche in questo viaggio in Bolivia, abbiamo conferma che sui bus tengono i bagni chiusi. Pertanto trascorreremo una nottata abbastanza penosa per quanto riguarda le necessità fisiologiche. Il bus si fermava ogni 3-4 ore in punti di sosta muniti di spazi all’aperto dove i passeggeri ottemperavano ai loro bisogni a cielo aperto. Dopo aver visto un paio di alloggi non di nostro gradimento, anche se segnalati la Llonely Planet, troviamo sistemazione presso l’hotel Kanata nei pressi del terminal. Iniziamo subito a conoscere la città visitando al centro Plaza 14 Septiembre, la Cattedrale e i due enormi coloratissimi mercati de Punata e Cancha, tra i più grandi di tutta la Bolivia. Però tutta la città è un enorme mercato, in quanto ovunque per le strade e a tutte le ore vi sono negozi e bancarelle che vendono mercanzie e molte attrezzate con grill preparano carne alla brace. Ci viene spontanea una considerazione: a Cochabamba è impossibile morire di fame! Questa atmosfera da una sensazione di allegria e festa, che però copre i grossi problemi sociali e di povertà esistenti in un ambiente dove il narco-traffico spadroneggia.

 

Cochabamba 1 aprile 2012

E’ domenica e uscendo dall’albergo stranamente non vediamo traffico …..… ma neanche una macchina. E’ un pesce d’aprile? No. Ci informiamo da un poliziotto che ci dice che è la giornata ecologica e pertanto tutti i mezzi a motore, compreso bus e taxi, sono fermi. Ci incamminiamo verso il centro programmandoci una giornata dove non potremo utilizzare mezzi pubblici e dove la caviglia di Giuseppe sarà messa a dura prova. Tranquillamente attraversando Plaza 14 Septiembre e Plaza Colon giungiamo a El Prado, lunghissimo viale alberato che per l’occasione è disseminato di bancarelle, stands gastronomici, artisti di strada e un’infinità di persone a passeggio con bambini di cui molte con cani. E’ anche la domenica delle Palme e non manca di incrociare una processione religiosa accompagnata da una banda musicale. Passeggiando oltrepassiamo il ponte Cala Cala giungendo fino allo Stadio all’esterno del quale si svolge una mostra-mercato canina molto frequentata. Il nostro appetito di mezzogiorno viene ampiamente soddisfatto presso il Circolo Ufficiali dell’Esercito Boliviano che per l’occasione aveva reso l’accesso aperto a tutti. Nel giardino della struttura funzionava un grande grill che ci ha permesso di degustare, oltre ad una buonissima “sopa“, un enorme e gustosissimo “bife” de churrito (costata di manzo) ad un prezzo ancora più basso (9 € in due) rispetto a quelli già economici, per noi, praticati dai ristoranti boliviani.

 

Cochabamba 2 aprile 2012

Avendo il bus per La Paz alle 23.15, lasciamo i bagagli in hotel e ci poniamo come meta il cerro alla cui sommità è collocata la statua del Cristo de la Concordia, una costruzione in cemento alta m.40.44 e inaugurata nel 1990 a ricordo dell’arrivo in città nel 1988 di Papa Giovanni Paolo II. Raggiungiamo le pendici del cerro con un micro bus attraverso strade che altro non sono che un enorme mercato, da dove saliamo alla sommità con un taxi in quanto la funicolare che raggiunge la vetta era ferma per manutenzione. Oltre che ammirare la statua di Cristo (di poco inferiore, come dimensioni, a quella più famosa di Rio de Janeiro) gustiamo il panorama dell’intera città e delle zone limitrofe. Al pomeriggio andiamo a visitare il Convento di Santa Teresa di Avila dove ancor oggi una parte dello stesso è riservata alle suore di clausura.

 

La Paz 3 aprile 2012

Malgrado le assicurazioni ricevute dalla Compagnia El Dorado, sia al momento dell’acquisto dei biglietti che a quello di imbarco, sul regolare funzionamento dei bagni di bordo passiamo un’altra notte di “passione”. Questa volta oltre ad avere i bagni bloccati il bus ha anche l’aria condizionata non funzionante ed il servizio TV guasto (ma questo è un bene per noi). E’ a questo punto, dopo oltre 4 ore di viaggio senza soste, alle tre di notte che Gianni, ai limiti di sopportazione, chiede agli autisti quando ci sarebbe stata una fermata, e ricevendo una risposta vaga reagisce gridando nel silenzio notturno del bus:” El Dorado es una compañia de mierda che promite a la venta del boleto baño, aire e TV ma non funciona nada”. Nessuna risposta da parte degli autisti ma dopo pochi minuti il bus si ferma in mezzo alla sierra aprendo le porte, permettendo a Gianni e ad altre persone che colgono l’opportunità di scendere e a “liberarsi”. Arrivo a La Paz alle 07.30 del mattino dove troviamo la temperatura di poco sopra lo zero e con un taxi raggiungiamo il già conosciuto Hotel Torino facendo colazione nell’attigua caffeteria dove il cameriere si ricorda ancora di noi. La Paz questa volta è per noi solo un transito per raggiungere Cusco-Machu Picchu ma ci fa piacere ritornare in questa città molto bella e dove subito ci sentiamo ambientati. Passiamo la giornata tra il mercado Buenos Aires e Uruguay, calle Sagarnaga, Illapu e Linares (mercado de las brujas), con cena al ristorante Vienna e rientro a piedi percorrendo l’animata avenida Montes (El Prado).

 

La Paz 4 aprile 2012

In attesa di partire al pomeriggio per Cuzco (16.30) in mattinata facciamo visita alla chiesa di San Francisco dove nell’attiguo chiostro è esposta una copia della Sacra Sindone e partecipiamo ad una narrazione della passione di Cristo tenuta da una studiosa boliviana che illustrava dettagliatamente con grande competenza e chiarezza anche particolari a noi non conosciuti. Puntuali ci imbarchiamo sul bus della compagnia boliviana Trans Salvador (con bagni funzionanti) per percorrere i 740 Km. che ci separano da Cuzco. Prima che faccia notte possiamo vedere, lasciando La Paz, l’imponente vulcano Illimani innevato (6457 m.) che domina la città. Successivamente per parecchi chilometri alla nostra destra osserviamo la Cordigliera Reale fino a giungere alla frontiera di Desaguadero dove dopo un’ora e mezza di formalità alle 20.30 ripartiamo passando per Puno e Juliaca.

 

Cuzco 5 aprile 2012

Arriviamo a Cuzco che è ancora buio, in Perù c’è un’ora in meno rispetto alla Bolivia e pertanto sono le 04.00 (ora sono 7 le ore di differenza con l’Italia). Cuzco è una città altamente turistica e pertanto al terminal, malgrado l’ora, vi è un numero di persone che offrono alloggi. Noi avevamo già prenotato alla Posada Inn dove avevamo già pernottato due anni fa e che raggiungiamo velocemente con un taxi. Trovando ancora tutto chiuso, suoniamo e ci apre Alfredo che ci riconosce e gentilmente ci prepara una ricca colazione e ci consegna una stanza provvisoria per permetterci di riposare in attesa dell’apertura della reception. Ritroviamo poi anche Rosita ed Elisabeth che si ricordano di noi e quindi ci sentiamo a nostro agio in un ambiente conosciuto. La mattinata la dedichiamo all’acquisto dei biglietti del treno e d’ingresso al sito del Machu Picchu, presso gli uffici della Perurail risparmiando parecchio rispetto alle escursioni organizzate dalle agenzie turistiche. Passeggiamo con piacere nella splendida Plaza des Armas addentrandoci nelle viuzze circostanti dedicando poi il pomeriggio alla visita del monumento-museo dedicato a Pachacutec, settimo Inca e fondatore dell’Impero chiamato Tahuantisuyu. Ritorniamo per cena in una taverna, dove due anni fa avevamo mangiato più volte spendendo il corrispondente di un euro, ma questa volta spendiamo molto di più ………..1.20 € a testa.

 

Cuzco 6 aprile 2012

E’ Venerdì Santo. Nella Piazza antistante la Chiesa di San Francisco vi sono bancarelle di gastronomie tipiche dove naturalmente non perdiamo l’occasione di assaggiare oltre ad una ottima zuppa di “calabassa” (un tipo di zucca ) anche della trota fritta. A Cuzco, così come in tutto il Sudamerica, in questa giornata si svolgono rappresentazioni religiose. La più importante e alla quale abbiamo assistito, è la rievocazione della Passione di Cristo interpretata da molti figuranti e svoltasi nel chiostro e nel giardino antistante la Chiesa di San Domenico costruita dove una volta sorgeva la Qoricancha, che era il recinto dorato dell’Inca. Le scene, che si rifacevano al famoso film di Mel Gibson, erano interpretate in modo magistrale da parte degli attori, e in molti momenti sembravano reali, con grande coinvolgimento da parte degli spettatori. Immediatamente dopo e altrettanto importante, iniziava con partenza dalla Cattedrale, percorrendo tutto il centro storico la processione, con la partecipazione di una moltitudine di fedeli, autorità civili e religiose, accompagnati dal suono di due bande musicali,  sfilando tra due ali di folla noncurante della pioggia che aveva incominciato a cadere. A tratti la processione si fermava per permettere ai fedeli che sorreggevano i pesanti baldacchini, con statue di Gesù Cristo e della Madonna, di riposare e di turnarsi con altre persone. Alle 22.00 stavamo cenando e sentivamo i canti e le musiche della processione  che ancora stava percorrendo le strade della città.

 

Cuzco 7 aprile 2012

In un piovoso pomeriggio di due anni fa avevamo visitato i siti archeologici della parte alta di Cuzco (Tambo Machay, Kenko, Puca Pucarà e Sacsayhuaman) e sentiamo il desiderio di rivisitare quest’ultimo in modo più approfondito. Vista la bella giornata di sole, raggiungiamo il sito con un colettivo e passiamo tutta la mattinata girando tra le rovine e le mura ciclopiche della fortezza. Camminando sull’enorme spiazzo immaginiamo quale doveva essere la sfarzosità delle cerimonie che venivano effettuate durante il pur breve impero incaico e che ora annualmente (26 giugno) vengono rievocate nella grande festa, ormai diventata appuntamento turistico, dell’Inti Raymi. Usciti dalla fortezza la caviglia di Giuseppe, sottoposta a sforzo, ci obbliga a prendere un taxi per raggiungere il centro città. Durante il tragitto, colloquiando con l’autista e dicendogli che cercavamo un posto dove bere una buona “chicha” (bevanda tipica andina, ricavata dalla fermentazione del mais vagamente simile alla birra), ci parla di una picanteria (tipica taverna peruviana) dove oltre a bere avremmo potuto mangiare piatti cusqueñi. Il locale ( Lunareja) si trova nel quartiere Santiago, una delle zone cosidette ”a rischio”, tanto che l’autista si offre di restare con noi per poi riaccompagnarci in centro, ma non ritenendolo noi necessario, si preoccupa tuttavia di raccomandare alla padrona del locale di farci riaccompagnare con un taxi all’albergo, cosa che avviene a fine pranzo. In questo coloratissimo locale, affrescato da dipinti raffiguranti antichi personaggi e accompagnati da una continua musica, ci gustiamo un “cuy chatado” (porcellino d’india) e due bicchieroni da litro a testa di chicha.

 

Cuzco 8 aprile 2012-Pasqua

E’ Pasqua. Come due anni fa a Potosì (Bolivia) al di là dell’aspetto religioso siamo curiosi di assistere ad una messa pasquale in terra andina, pertanto ci alziamo piuttosto presto e dopo aver telefonato in Italia per far gli auguri ci dirigiamo in Cattedrale. L’accesso alla chiesa, dedicata alla Madonna Belen Cusqueña, è difficoltoso per il gran numero di fedeli accalcati davanti all’ingresso che si incrociano con le persone che stanno uscendo dalla messa precedente. La cerimonia è molto suggestiva, accompagnata da un coro che canta liturgie in lingua quechua, ambientata in un contesto barocco ricco di affreschi e pareti dorate. Usciti dalla chiesa assistiamo dalla gradinata della stessa al domenicale Alzabandiera che nel giorno di Pasqua presenta una ancor più ricca partecipazione di autorità civili e militari che presenziano alla sfilata di reggimenti, bande musicali e associazioni varie. Per pranzo decidiamo di ripetere l’ottima esperienza del giorno precedente ritornando alla picanteria Lunareja. Una volta arrivati abbiamo la sorpresa di trovare il locale chiuso, quindi chiediamo all’autista del taxi che ci ha accompagnato di portarci in un locale analogo. Ci porta nei pressi della Qoricancha dove scopriamo un altro locale tipico chiamato Chomba Ajhawasi (letteralmente casa della chicha). Nel pomeriggio passeggiamo per i vicoli di Cuzco andando nel pittoresco quartiere di San Blas situato nella parte alta della città, anch’esso però contaminato dal dilagare del commercio turistico.

 

Cuzco 9 aprile 2012

Partiamo per Machu Picchu. A causa di lavori di manutenzione alla linea, il treno non parte da Cuzco bensì da Ollantaytambo che dista 80 Km. e che raggiungiamo con un micro bus. A bordo conosciamo due signore francesi (Ana e Chantal) che rincontreremo il giorno successivo nel sito archeologico e con le quali condivideremo la visita guidata. Impieghiamo quasi due ore percorrendo una strada sinuosa in discesa attraversando località a noi già note quali Chinchero e Urubamba. Anche il sito archeologico di Ollantaytambo l’avevamo già visitato pertanto dedichiamo il tempo di attesa per la partenza del treno per pranzare. Raggiungiamo la piccola stazione in una bella giornata di sole, ansiosi di poter finalmente arrivare all’agognata meta che due anni fa non ci era stato possibile raggiungere. Il treno è confortevole in quanto dedicato a turisti e pur apprezzando la comodità ci dispiace non poter utilizzare i vagoni riservati ai cittadini peruviani in quanto inibiti agli stranieri. Nell’ora e mezza di percorso  il treno costeggia il fiume Vilcanota serpeggiando tra le montagne, permettendoci anche attraverso oblò collocati sul soffitto di godere del meraviglioso e imponente panorama. In questa zona delle Ande la situazione metereologica in questo periodo è molto variabile e partiti con il sole arriviamo ad Aguas Calientes sotto una pioggia torrenziale, nella nuova stazione costruita dopo l’alluvione di due anni fa. Attraversiamo il mercato coperto e il piccolo centro per raggiungere la vecchia stazione in prossimità della quale si trova l’Hostal Los Caminantes, da noi già conosciuto. Ci accoglie con calore la proprietaria Visitacion alla quale portiamo alcune foto che ci ritraggono con lei due anni orsono quando eravamo giunti a piedi in questo paese isolato a causa dell’alluvione. Cerchiamo anche un poliziotto che due anni fa ci aveva dato assistenza per salutarlo e dargli una foto; lo troviamo e anche qui viviamo un piacevole momento di contatto. Uno spiraglio di sereno ci permette di andare alle terme all’aperto situate nella parte alta del paese dove ci rilassiamo e ritempriamo, immersi nell’acqua delle piscine attorniate da montagne con vegetazione tropicale. Dopo una buona cena in un locale attiguo all’albergo (El Chulpi), consigliatoci da Visitacion, andiamo subito a letto in quanto l’indomani la sveglia sarà molto presto.

 

Aguas Calientes 10 aprile 2012

La salita al Machu Picchu è preferibile effettuarla al mattino presto prima che arrivino i treni con i turisti giornalieri; quindi alle 05.45 siamo già alla partenza delle navette che salgono al sito. Le navette sono piccoli bus da 30 persone che coprono in ¾ d’ora i circa 10 km. con un dislivello di 450 m. , percorrendo una tortuosa strada sterrata attraverso vegetazione lussureggiante. All’ingresso del sito una ragazza, guida locale, ci propone di accompagnarci per la visita guidata. Mentre contrattiamo il prezzo si avvicinano le due francesi Ana e Chantal che ci chiedono di unirsi a noi e di condividere la spesa, cosa che ovviamente accettiamo. Saliamo per un ripido sentiero e arriviamo ad un mirador dove si apre davanti a noi in forma reale quello scenario mozzafiato che tante volte avevamo visto in foto e filmati. Il paesaggio visibile che riveste spazi più o meno grandi è una meravigliosa realtà materiale che si sostanzia in forme, in fattezze visibili, rivestite di colori e non di rado si esprime anche in suoni e odori. Il paesaggio quindi, percepito anche attraverso i nostri sensi, è anche molto di più: è uno spaccato di vita, con una storia precisa, in cui è possibile scorgere i segni lasciati da un’epoca e da un grande Popolo. Durante la visita guidata, che dura circa due ore, inizia a piovere e a tratti le nuvole basse ci impediscono una buona visuale del paesaggio ma ciò non impedisce di visitare completamente la Ciudadela con i suoi punti più rappresentativi (Puerta del Sol, Tempio de le Tres Ventanas, Torreon del Sol, Intiwatana). Completata la visita guidata e dopo un pranzo/colazione, effettuiamo, in un’alternanza di schiarite, la salita di circa un’ora al Inti Punku (la porta del Sole) che contrassegnava l’inizio del cammino Inca fino ad Ollantaytambo e da dove si può godere di una delle migliori viste panoramiche dell’intero sito. Ci troviamo ad una altezza di circa 2500 m., ma siamo anche tra il Tropico e l’Equatore, quindi la vegetazione attorno a noi è ricca di piante e fiori coloratissimi tra cui molte orchidee. La salita e ancor più la discesa si rivelano più difficoltose del previsto a causa degli alti gradoni e per la pavimentazione sconnessa del sentiero per la caviglia ancora dolorante di Giuseppe. A questo punto ci rendiamo conto che la salita al Wayna Pichu (la giovane montagna che si vede di fronte ) che non è stato  possibile effettuare a causa della limitazione degli accessi (400 persone al giorno) sarebbe stata per la sua difficoltà improponibile per Giuseppe. Ridiscesi ad Aguas Calientes ci ritempriamo nuovamente alle terme con l’ebbrezza di essere immersi nell’acqua calda e sotto una doccia di pioggia. Dopo aver cenato nuovamente al Chulpi e salutata Visitacion alle 21.30 prendiamo l’ultimo treno della giornata per Ollantaytambo dove ci attende il micro bus dell’andata per far rientro con una “pazza” corsa a Cuzco dove arriviamo alle 00.30.

 

Cuzco 11 aprile 2012

Perù: Il Bus da Cuzco a Lima Ultimo giorno in Cuzco. In attesa di prendere nel pomeriggio il bus per Lima (Km.1070) approfittiamo per fare gli ultimi acquisti girando tranquillamente per la città. Arrivati in Plaza des Armas notiamo un via-vai di persone ed una tribuna davanti alla cattedrale. In lontananza sentiamo delle musiche ed apprendiamo che è in procinto di iniziare una sfilata di danze per festeggiare il decimo anniversario dell’apertura della filiale di Cuzco del centro commerciale Molino 1 di Puno. Dopo poco tempo Plaza des Armas si riempie di folla ed assistiamo per circa quattro ore ad un susseguirsi di gruppi folklroristici con costumi coloratissimi che, accompagnati da complessi musicali e bande, rendono la sfilata simile ad una festa di carnevale. Pranziamo e raggiungiamo il terminal de la Cruz del Sur che come in altre città del Perù ha una propria sede in luogo diverso da quello delle altre compagnie. Nonostante Cruz del Sur sia la migliore compagnia del Perù, le sorprese non mancano mai in quanto, facendo il check-in, ci dicono che il nostro bus delle 16.00 è stato soppresso e che ci hanno assegnati a quello delle 18.00 pur mantenendo gli stessi posti a sedere. Protestiamo con l’impiegata chiedendo un indennizzo per il disagio ma inutilmente, anzi dobbiamo pagare anche un surplus per il sovrappeso dei bagagli. Puntualmente alle 18.00 si parte e il viaggio notturno si svolge nel modo più confortevole malgrado la tortuosità della strada.

 

Lima 12 aprile 2012

Dopo una breve sosta a Nazca percorrendo la Panamericana lungo la costa pacifica, arriviamo a Lima alle 16.30 con un paio d’ore di ritardo a causa del forte traffico. Siamo in pianura, scesi dai 3300 m. di Cuzco, e ce ne rendiamo subito conto dall’elevata temperatura (31°), che è però anomala per questo periodo autunnale. Alloggiamo all’Hotel Continental in zona centrale tra Plaza San Martin e Plaza des Armas. Come preventivato, a cena andiamo al ristorante “Estadio” per mangiarci un buon ceviche e portare la sciarpa del Venezia United al direttore del locale, affinchè possa esporla e far bella mostra di se assieme ad altri oggetti rappresentanti i migliori club del mondo.

 

Lima 13 aprile 2012

Due anni fa ci era sfuggito di visitare il museo del Oro che indubbiamente raccoglie una delle più belle e ricche collezioni di oggetti risalenti alle civiltà pre incaiche ed incaica e questa volta ci premuriamo di andarci subito. Ciò che vediamo conferma quanto ci era stato detto in termini di importanza e vastità di testimonianze di circa tremila anni di storia peruviana arricchito inoltre da un padiglione dedicato ad armi ed uniformi militari di tutto il mondo e di tutti i tempi. La visita ci impegna ben oltre la mattinata e nel pomeriggio ci portiamo nell’elegante quartiere di Miraflores dove dopo aver pranzato con una succulenta “parihuela” (zuppa di pesce e crostacei) andiamo a passeggiare e rilassarci nei giardini sopra le falesie a picco sull’oceano. Siamo in una Lima quasi europea che certo non rappresenta quella che è la realtà del resto della città con palazzi moderni, bei negozi e gente ben vestita e curata. In riva all’oceano osserviamo il sole che s’immerge nella linea dell’orizzonte come una palla infuocata colorando per alcuni minuti il cielo ed il mare. Sono le 18.00, subito fa buio e Miraflores diventa un turbinio di luci e insegne colorate a sfondo di un aumentato traffico e del via vai di persone che, terminata la giornata lavorativa, riempiono il quartiere. Prendiamo il colettivo per rientrare a Plaza San Martin e ci troviamo subito nella realtà della tipica Lima, accalcati tra la gente e con l’autista che fa a gara con altri mezzi per arrivare prima alle varie fermate ad accaparrarsi più passeggeri possibili.

 

Lima 14 aprile 2012

E’ il giorno che precede la partenza siamo rilassati e soddisfatti per come si è svolto il viaggio e per tutto ciò che abbiamo visto e vissuto durante questi due mesi. Ci godiamo Plaza des Armas rivisitando la Cattedrale ed assistendo alle 12.00 al cambio della guardia all’interno del cortile del Palazzo presidenziale. Pranziamo al Mercado Central e nel pomeriggio attraversiamo il Rio Rimac e c’inoltriamo nell’omonimo quartiere andando a visitare la chiesa di San Lazzaro che fu la prima fondata a Lima. Il quartiere Rimac appare più sicuro rispetto a due anni fa quando appena attraversato il ponte ci avevano sconsigliato di inoltrarci; tuttavia notiamo l’avanzare del consumismo occidentale vedendo numerosi locali che ospitavano attività artigianali ora trasformate in sale per videogiochi.

 

Lima 15 aprile 2012

Prepariamo i bagagli e c’è un grosso impegno per sistemare indumenti e souvenir tra valigia e bagaglio a mano, in modo da far quadrare i pesi ed evitare l’onerosa tassa per il sovrappeso, lasciando in albergo ogni “peso” superfluo. In attesa del taxi che ci porterà in aeroporto facciamo un’ultima visita a Plaza San Martin e sentiamo di dover dare un doveroso ringraziamento per la buona conclusione del viaggio recandoci nella chiesa della Madonna de la Merced. Giunti in aeroporto raggiungiamo il banco LAN e ci facciamo pesare le valigie che, come previsto, sono oltre peso. Assistiti gentilmente da un addetto della compagnia “aggiustiamo” i pesi e facciamo check-in. In perfetto orario alle 19.00 decolliamo alla volta di Madrid dove, dopo un ottimo volo a conferma della bontà del servizio LAN, sempre in perfetto orario atterriamo alle 14.00 (ora locale).

 

Venezia 16 aprile 2012

Ci trasferiamo velocemente dal terminal 4s al terminal 4 in quanto abbiamo solo due ore di tempo per la coincidenza dell’aereo per Venezia chiedendo infor-mazioni sulla conferma del volo in quanto già da parecchi giorni è in atto un’agitazione dei piloti Iberia. Fortunatamente il nostro volo è l’unico della giornata confermato per Venezia, tanto che viene utilizzato un vettore più grande per far confluire anche i passeggeri dei voli cancellati. A causa di questa situazione ci troviamo in posti distanti (Gianni in prima fila e Giuseppe all’ultimo posto) e partiamo con quasi un’ora di ritardo, ma la cosa non ci pesa, vista la breve durata del volo e soprattutto perché ormai siamo a casa. Alla sala arrivi ci attendono Paola e Michela e solo allora scoprono la zoppia di Giuseppe che non avevamo comunicato. Il giorno seguente, recandosi al pronto soccorso di Mestre, Giuseppe scopre che non si trattava di una semplice slogatura ma di una micro frattura che però nell’arco dei 40 giorni si era ormai calcificata.

Dopo 19.000 chilometri attraverso il Sudamerica, il nostro obiettivo di bus…car (cercare) l’essenza di questo Paese percorrendolo con mezzi pubblici e a stretto contatto con la sua gente lo abbiamo raggiunto? La nostra risposta è si, anche se ancora molto ci manca da visitare. In ogni caso ci portiamo dentro un meraviglioso ricordo di luoghi straordinari e di persone stupende che abbiamo conosciuto.

…a la proxima vez ?...

Gianni De Nobili

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