Racconti di Viaggio
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Tutto è pronto, sono circondato da bagagli e persone che mai avevo visto prima, alcune che parlano una lingua strana ed altre che se ne stanno in un angolo leggendo un libro o dormendo su una panchina; qui tutto è chiaro, c'è un'aria fresca e, quasi sembra un porto balneare da quante persone ci sono...ed invece no, non è un porto bensì un aeroporto e come dicevo, sono pronto.

Naturalmente sono in fila, ancora molte persone avanti a me così ne approfitto per dare una scorsa al mio biglietto: Italia-Messico, ora di partenza 11.00 ora di arrivo 13.00; non faccio neppure in tempo a posare in tasca il mio biglietto che la consueta segnalazione di un ritardo del volo mi precede, poi un avviso più dirompente che temevo: volo cancellato, e ora che faccio? Sono disperato, non posso perdermi il sogno di una vita ma non avevo più idee in testa, anche perché per me è la prima volta in un aeroporto e non so come reagire; i minuti passano e dopo aver chiesto in giro mi rassegno e mi avvio verso la macchina quanto all'improvviso noto un oggetto, è sferico e brilla un po' ma è li in un angolo fuori dalla vista altrui. Incuriosito come logico che sia mi avvicino e, appena lo tocco mi sento svenire.

Mi sento frastornato e appesantito come da un lungo viaggio, apro gli occhi ma non so dove mi trovo, vedo solo distese infinite di prati verdi e qui e là qualche albero che da alle stelle, sembra essere in un deserto verde con gli alberi che imitano le oasi quasi fossero un'allucinazione. I minuti passano e cerco di contattare qualcuno ma mi trovo spoglio dei miei averi, niente cellulare o portafogli e neppure le chiavi dell'auto o i bagagli, solo con i miei vestiti...all'improvviso un cartello enorme cade letteralmente dal cielo conficcandosi nel terreno, una solo parola su di esso: Messico; sono stupefatto, penso davvero che sia un sogno anche data la stravagante situazione ma cambio idea e assecondo la mia mente: cammino per le verdi distese guardandomi intorno senza trovare un'anima pia. Con le gambe che quasi cedono mi accascio al suolo e comincio a sognare...

Sono in una casa, non è vecchia ma è fatta di pietre, sembrano antiche e poco sicure ma per ora mi salvano dalla imponente pioggia che si sta abbattendo sulla casa, mi aggiro per la casa e vedo delle scritte tutto attorno ai muri, sono scritte che parlano a disegni: un bambino che rincorre una tigre poi una freccia che abbatte un cinghiale ed una strana forma, quasi aliena, che pare comandare su un popolo umano per mezzo di un oggetto strano che sembra emettere luce; passano pochi secondi e mi accorgo che sto osservando una scrittura Maya, questa prosegue fino al più piccolo solco sul muro che continua ancora al di fuori della casa..non curante dalla pioggia e spinto dalla curiosità che caratterizza l'uomo, esco per vedere almeno se c'è qualcuno e se quelle scritte mi possono aiutare in qualche modo. Niente, non c'è nessuno qui, solo piante, sassi e quelle scritte incomprensibili...si fa buio e devo trovare cibo, ma qui non c'è nulla, non posso mangiare i sassi e le piante pullulano di germi e insetti che paiono velenosi, non so perché ma non riesco a resistere, ho fame, tanta fame. Fortunatamente riesco ad individuare dei funghi poco più avanti della casa e, lasciandoli come ultima speranza di cibo sano, li mangio cadendo in un sonno quasi infinito.

Sembro ripercorrere le mie ultime ora quando mi risveglio e mi trovo in un vicolo buio illuminato solo dal chiarore della luna piena, non piove e mi accorgo che non sono più nel luogo delle scritte ma in un luogo che mi pare famigliare, ci sono delle strade e degli edifici molto alti; mi sento meglio sperando di essere tornato a casa, vedo infatti un insegna lucente che forma un cerchio con le sue lettere: NAPAJ, non so che significhi ma quell'insegna mi colpisce, la continuo a guardare senza un apparente motivo e, nel farlo, un uomo mi urta, non mi chiede scusa, sembra arrabbiato e veste solo un pantalone colorato, è certamente di fretta perché pochi secondi dopo è già sparito nell'oscurità del nulla. Non posso rimanere li, non so dove sono, posso solo inseguirlo e quindi mi metto a correre...non vedo nulla tranne gli edifici e le tante luci ovunque poi lo noto, è lui, fermo accovacciato su se stesso che sembra aspettare qualcuno e così è, una forma si materializza da lontano, si avvicina ma non parla, anch'essa sembra arrabbiata e porta abiti strani: il petto è nudo e i pantaloni azzurro chiaro arrivano fino alle ginocchia ma, una cosa mi fa rimanere di stucco, impaurito mi nascondo dietro un immenso palazzo e lo vedo, non è un uomo, ha la faccia ricoperta di piume, sembra una tigre o qualcosa di simile, lo temo e spero se ne vada ma niente da fare, si avvicina sempre più allo sconosciuto che inseguivo prima, questo si alza, lo guarda dritto negli occhi e gli sferra un energetico calcio in faccia.

Stanno lottando ed io non capisco più nulla, sono li a guardare questo scontro sanguinante: una parata e poi una calcio ai fianchi, l'uomo con la maschera non ci sta e con una mossa evanescente prende l'avversario, lo alza di peso e lo fa letteralmente volare per poi facendolo schiacciare a terra, è finita...l'uomo che inseguivo è disteso, sopra di lui c'è l'altro che lo fissa con aria da vincitore, temendo la mia scoperta faccio per andarmene ma d'un tratto sento un sibilo, come un serpente, è l'uomo con la faccia da tigre che sta caricando un urlo seguito da un potente pugno verso la faccia dell'avversario, naturalmente rimango allibito ed inerme davanti a tanta brutalità; non ho neppure il tempo di trovare il coraggio per reagire che il pugno compie il suo dovere, ma una luce chiara, abbagliante mi appanna gli occhi e mi tramortisce.

Sono certo di quel che mi è successo e, credendo sempre più di essere in un sogno mi risveglio trovando davanti a me una persona, è umana, e parla la mia lingua. Dopo il primo attimo di timore mi avvicino a lui e gli parlo, finalmente mi spiega tutto quello che mi è capitato.

All'aeroporto ho trovato uno strano oggetto, è una specie di portale temporale dimenticato da un viaggiatore del tempo che stava cercando di capire come si sposta l'uomo in quell'epoca; il portale si attiva con la congiunzione del tocco fisico e il pensiero morale; l'estraneo mi spiga che ho desiderato di trovarmi in Messico e così sono capitato in una città Maya dove sono riportate delle strane scritte. Non conosco l'estraneo ma mi fido di lui, almeno mi fornisce una descrizione di quello che mi è successo e, è la prima persona con la quale parlo dall'inizio del mio 'viaggio' e quindi sono curioso, li faccio delle domande sulle scritte, su quei stravaganti personaggi che combattevano e gli domando di chi lui sia.

Tutto ora si spiega, è un emittente di fede, non di Dio o di un altro simile ma della fede, una credenza al di là di ogni dio; quel portale, quelle scritte e tutto il resto del viaggio non è stata una casualità bensì il destino che doveva andare così.

Mi accompagna in un altro luogo, sembra una montagna perché si alza sempre più  che ripone una scritta ATLANTI, AUS; di primo acchito non ci capisco niente però poi vedo tutto intorno a me dell'acqua, un oceano ed allora intendo, sono in Australia in un luogo chiamato Atlanti..la strada verso la cima di quella montagna è lunga e ne approfitto per chiedere allo sconosciuto dove sono. La sua risposta mi fa accapponare la pelle, conoscevo la storia ma non credevo di vivere la leggenda di Atlantide, la città sommersa, mi spiega che questo è l'unico luogo sicuro del pianeta e perla poi di teoria affascinanti ma apocalittiche a cui stento a credere.

Siamo arrivati, lui mi lascia, sembro Dante con Virgilio che vaga nella terra dei regni non-mortali..mi sporgo così dalla montagna e quel che vedo è inimmaginabile: tutto è polvere, c'è del fumo in qualche mazzetto di polvere più grande che un tempo, forse, era un immenso palazzo, non c' è altro, anche spostandomi più in là vedo solo desolazione, non esiste più un corpo umano, vivo o morto che sia, sembra l'Apocalisse descritta nei testi mitologici che mai avrei creduto di vedere.  Non so neppure più come mi sento, sono solo, i miei famigliari forse non esistono più, non so dove sono, non so perché sono qui e perché proprio io...le mie domande sono troppe e le risposte può averle solo una persona...faccio per avvicinarmi a lui che, con un urlo impetuoso una luce mi scavalca e mi ricopre, è successo di nuovo. Mi sveglio per l'ennesima volta e mi accorgo di essere disteso in un giardino dorato, guardo avanti e vedo una luce, è chiara e brilla intensamente, è la stessa che forse, è la causa di questi miei viaggi. Mi avvicino, la tocca ma non succede nulla, la tocco ancora ma niente, non so più che fare, ero solito oramai a questa situa ma per fortuna una qualcosa si crea da quella luce: sono io; cinque secondi misti tra stupore, imbarazzo, paura che questa luce, io, entro in me stesso e mi faccio capire quello che veramente è successo: tutto è un sogno, la mia mente ha creato delle situazioni ideali per se stessa, mi piacciono i complotti, i viaggi temporali e non, e mi piace dormire...mi ritrovo infatti a casa mia e capisco che il viaggio più grande che un uomo può fare non è in Giappone a ritrovare un mito dei videogiochi, non è in in Australia sperando di trovare la città perduta oppure in Messico a riscoprire la profezia Maya; creare storie ideali per noi stessi è proprio quello che ci piace di più, infatti sognamo ad occhi aperti e ad occhi chiusi...proprio per questo, il viaggio più grande e migliore che esiste è quello nella nostra mente.

Federico Fasan

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